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Prima dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la protezione dei diritti dei minori rientrava nell'ambito delle competenze comunitarie come parte dell'obbligo più generale di rispettare i diritti fondamentali stabilito dal vecchio art. F.2 del Trattato di Maastricht del 1992. Pertanto, le azioni dell'Unione in questo settore, fin tanto che permaneva una struttura tripartita in tre pilastri, rientravano prevalentemente sotto il cosiddetto terzo pilastro, ovvero quello attinente alla cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. Di conseguenza, la competenza dell'UE risultava parecchio compressa e gli atti adottati attraverso il metodo intergovernativo erano dotati di una forza vincolante inferiore rispetto ai regolamenti adottati nell'ambito del primo pilastro.

Con l'adozione del Trattato di Lisbona, la protezione dei diritti del fanciullo è stata espressamente riconosciuta come uno degli obiettivi principali dell'UE sia a livello di azione interna che a livello di azione esterna, sulla base dell'art. 3 del TUE. Inoltre, riferimenti più dettagliati ai diritti del bambino sono rinvenibili all'interno della Carta dei diritti fondamentali dell'UE. L'art. 24 stabilisce infatti che sia assicurato ai fanciulli il livello di protezione e cura necessario per il loro benessere, in ragione della loro età e del loro grado di maturità. L'art. 14 stabilisce poi il diritto a ricevere un'educazione mentre l'art. 32 proibisce qualsiasi forma di sfruttamento lavorativo e prevede particolari garanzie per la protezione dei più giovani nel mondo del lavoro.

Ciò che emerge dalla lettura di queste disposizioni, è il principio fondamentale secondo cui le politiche dell'UE, che implicitamente o esplicitamente toccano aspetti correlati ai fanciulli, debbano essere ideate, eseguite e monitorate tenendo in debito conto il principio del “miglior interesse del bambino”. Tuttavia, nonostante il Trattato di Lisbona e la Carta di Nizza forniscano tutta una serie di basi giuridiche a supporto dell'azione dell'Unione in questo ambito, nessuno dei due conferisce all'UE una competenza esplicita in quest'area, in termini di politica generale. Ad ogni modo, permane per le istituzioni europee l'obbligo di integrare i diritti dei bambini in ogni azione e programma intrapreso e di prestare particolare attenzione all'impatto che gli interventi dell'UE hanno sulla loro sicurezza e integrità psichica e fisica. A tal fine, il Parlamento europeo ha proposto la creazione al suo interno di una “Alleanza per i bambini”, ovvero di un intergruppo informale al fine di aumentare il livello di attenzione sulle tematiche che interessano i minori.

A sua volta, la Commissione ha adottato nel 2011 la Comunicazione “Un'agenda europea per i diritti del bambino”, allo scopo di introdurre, anche in tale ambito, l'uso degli indicatori dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali e di perseguire in 11 azioni concrete una migliore tutela del fanciullo in ambiti particolarmente delicati e trasversali, tra i quali la lotta contro lo sfruttamento e il turismo sessuale, il traffico di essere umani, l'asilo, i meccanismi di assistenza diretta tramite hotline, in caso di abusi o di sparizioni. In particolare, la Commissione si è adoperata per l'adozione, avvenuta il 18 maggio 2011 da parte del Parlamento e Consiglio, della direttiva in materia di diritti delle vittime volta a innalzare il livello di tutela delle categorie particolarmente vulnerabili tra cui i bambini.

Anche nell'ambito della strategia Europa 2020, sono stati previsti specifici obiettivi che riguardano i più giovani, quali la riduzione degli abbandoni scolastici al di sotto del 10% e la promozione della mobilità in Europa attraverso il programma “Youth on the Move”, nonché dell'accesso all'educazione anche grazie all'utilizzo dei nuovi strumenti offerti da internet e dal mondo digitale. Anche il Parlamento europeo ha affermato a più riprese che un uso sicuro della rete per i minori deve essere considerata una priorità per gli Stati membri e per le politiche sociali e giovanili dell'UE così come un cardine fondamentale della strategia Europa 2020.

Internet sta diventando sempre più parte del mondo dei minori, offrendo, da un lato, ai ragazzi nuove opportunità per esprimersi e, dall'altro, esponendoli a rischi sempre maggiori. Negli ultimi anni, il Parlamento europeo è stato particolarmente attivo nell'ambito della protezione dei minori nel mondo digitale. In particolare, la Commissione parlamentare CULT ha lavorato ad una relazione  sul tema, sfociata poi nell'adozione di una risoluzione nel novembre 2012. L'intervento dell'UE è richiesto, secondo il Parlamento, su due fronti: accesso e valorizzazione dell'educazione, da un lato, e lotta ai contenuti illeciti e alle minacce della rete, dall'altro.

Per quanto riguarda il primo fronte, per il Parlamento è importante che l'educazione ai media venga inserita tra le materie nei programmi scolastici. Inoltre, non solo è necessario che i minori vengano indirizzati, attraverso appositi programmi ideati dalla Commissione, verso una conoscenza ed un uso critico dei mezzi di informazione e delle opportunità offerte dal mondo digitale, ma anche che gli stessi educatori, che lavorano su base permanente con gli alunni all'interno della scuola e al di fuori, e le stesse famiglie divengano destinatari di programmi di formazione digitale continua. A questo riguardo, gli eurodeputati hanno apertamente sostenuto l'iniziativa “European Schoolnet”, volta a istituire un sistema di tutoraggio informale gestito dagli stessi studenti in questo campo, in modo che la maggiore consapevolezza del mondo digitale passi attraverso la loro partecipazione attiva.

Per quanto concerne, invece, la lotta ai contenuti illeciti e dannosi, il Parlamento europeo pone l'accento sul ruolo svolto dal settore privato e dall'industria nell'elaborare un marchio che attesti la sicurezza delle pagine web per i minori e nella promozione della “netiquette”, il codice di comportamento in rete, anche per i più piccoli. Tuttavia, il Parlamento già nel 2010 con la direttiva 2010/13 in materia di servizi media audiovisivi, aveva introdotto regole specifiche per proteggere i minori da contenuti inappropriati a cui possono trovarsi volontariamente esposti. Ad esempio, gli eurodeputati continuano a sottolineare l'importanza di mantenere una soglia alta di attenzione sulla commercializzazione online di alcolici e altre sostanze dannose.

Sotto il profilo della lotta al crimine on-line a danno del minore, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato la direttiva 2011/92 in materia di abuso sessuale, sfruttamento di minori e pedopornografia, con riferimento all'art. 24, par. 2 della Carta di Nizza. La Commissione assieme agli Stati membri, nel quadro di questa direttiva, deve predisporre meccanismi per la raccolta di dati in relazione al compimento di questi reati e, negli auspici del Parlamento, è chiamata a migliorare la compilazione e la pubblicazione di informazioni statistiche in modo più accurato e dettagliato, al fine di consentire un tempestivo adeguamento delle politiche a livello europeo. In particolare, la Commissione è stata chiamata dal Parlamento a concentrarsi, in una relazione sul recepimento della direttiva da parte degli Stati membri, sul fenomeno dell'adescamento di minori on-line, anche al fine di individuare con precisione quali normative nazionali configurino questa pratica come reato.

Nell'azione di contrasto ai crimini perpetrati contro i bambini con l'aiuto dei mezzi digitali, esiste un elevato livello di cooperazione tra le autorità di polizia e giudiziarie negli Stati membri, ma anche tra quest'ultime ed Europol e Eurojust, come dimostrato da importanti operazioni contro la pedopornografia online, come quella denominata “Icarus” nel 2011. Tuttavia, la collaborazione tra le diverse autorità nazionali è necessaria, ma va altresì potenziata attraverso il dialogo con gli Stati terzi all'esterno dell'UE e attraverso la creazione di un'alleanza con i soggetti che operano in internet, negli altri media e nel campo dei servizi audiovisivi. A tal proposito, nel 2009, la Commissione ha concluso un accordo con 17 siti di social network, tra cui Facebook e Myspace, allo scopo di promuovere e tutelare la sicurezza dei minori in rete. Si è proceduto anche all'interconnessione e al potenziamento delle hotline nazionali e degli altri punti di contatto, quali i cosiddetti “pulsanti di sicurezza”, conformi agli standard vigenti per l'associazione europea delle hotline su internet, INHOPE, per agevolare la segnalazione di contenuti illegali da parte degli utenti.

In questo contesto, il Parlamento europeo ha chiesto la continuazione del programma “Internet più sicuro”, finanziato dalla Commissione, che dal 2014 è entrato a far parte del programma pluriennale “Connecting Europe”. Tra le priorità del pro-gramma si segnalano la necessità di facilitare i meccanismi di controllo da parte dei genitori in materia di navigazione (parental control), anche attraverso un maggiore coinvolgimento in attività di supporto da parte dei social network, degli internet provider e delle compagnie telefoniche.

 




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