LE FUNZIONI DEL PARLAMENTO E I TRAGUARDI RAGGIUNTI




Come per le altre istituzioni europee, anche le azioni del Parlamento europeo mirano al perseguimento degli obiettivi fondanti dell’Unione elencati nei Trattati. Questi consistono nel promuovere la pace e il benessere dei popoli europei; offrire uno spazio di libertà, giustizia sicurezza, senza frontiere interne; instaurare un mercato interno e promuovere lo sviluppo sostenibile dell’Europa; istituire un’unione economica e monetaria; combattere l’ineguaglianza e promuovere la tutela dei diritti umani e la giustizia; adoperarsi per la coesione sociale e la solidarietà fra gli Stati; rispettare e salvaguardare la diversità culturale europea e il suo patrimonio culturale; impegnarsi, nelle relazioni internazionali, per la promozione della stabilità e dello sviluppo, e del diritto internazionale.

Il PE ha compiti in materia legislativa, di bilancio, di controllo e di politica estera (seppur limitatamente in relazione a quest'ultima).

All’inizio della sua storia, il PE aveva soli poteri consultivi, mai vincolanti. E' con l’Atto Unico (1986) che si cerca di inserirlo nel meccanismo legislativo della CEE, mentre con il Trattato di Maastricht gli viene riconosciuto un ruolo determinante.

A seguito delle modifiche apportate dal Trattato di Lisbona, il PE condivide la funzione legislativa con il Consiglio. Tale compito trova applicazione mediante l’utilizzo di due procedure: la procedura legislativa ordinaria e le procedure legislative speciali. La prima è quella applicata nella maggior parte dei settori d’intervento del'UE, tanto che è il metodo ordinario di approvazione degli atti. Con le seconde, il PE si limita ad approvare o meno una proposta legislativa o a proporre emendamenti (non vincolanti) al Consiglio, senza essere coinvolto nel circuito decisionale.

Il Parlamento ha anche un altro potere in materia legislativa: quello di sollecitare la Commissione a proporre un progetto di legge in un determinato settore, quando reputi necessaria l’adozione di un atto comunitario.

In ambito contabile, è prevista la partecipazione del Parlamento alla formazione del bilancio comunitario, che non può essere adottato senza l’accordo tra il Parlamento ed il Consiglio in merito al quadro finanziario dell’Unione e alle spese da iscrivere a bilancio.

Quanto alla funzione di controllo, questa viene a incidere sul rapporto PE-Commissione. Infatti, spetta al PE approvare la designazione del Presidente della Commissione fatta dagli Stati membri. Successivamente, il Presidente e la sua squadra di Commissari devono ripresentarsi davanti all’assemblea parlamentare, per ottenerne il consenso collettivamente considerati come squadra di governo. Si deve aggiungere che la Commissione è tenuta a presentare al Parlamento una relazione annuale generale sull’attività svolta nell’anno precedente. Nella prassi poi, è frequente che membri della Commissione partecipino ai lavori delle commissioni parlamentari, instaurando un vero e proprio dialogo continuo fra le due istituzioni.

È anche prevista una mozione di censura, cioè un voto di sfiducia, del PE nei confronti della Commissione, da approvare con la maggioranza dei due terzi. In questo caso tutti i Commissari devono abbandonare collettivamente le loro funzioni.

Infine, ciascun europarlamentare può porre delle interrogazioni ai membri della Commissione, al fine di essere informato sulla gestione delle politiche comunitarie.

Anche la Corte dei Conti è sottoposta al controllo del PE, dal momento che per la nomina dei suoi componenti da parte del Consiglio è necessario avere il parere positivo da parte del PE sui singoli candidati.

Infine, il Consiglio Europeo è tenuto a presentare una relazione al Parlamento a conclusione di ogni suo vertice.

Il PE esercita anche forme di controllo indiretto sull’applicazione e salvaguardia dei diritti dei cittadini europei. Infatti, il PE può costituire Commissioni temporanee d’inchiesta su richiesta di un quarto dei suoi membri. Esse hanno lo scopo di indagare sulla cattiva amministrazione nell’applicazione del diritto comunitario e di redigere un’apposita relazione finale.
Un'altra forma di controllo indiretto è rappresentata dal fatto che il PE è il destinatario dell'esercizio del diritto di petizione da parte dei cittadini europei. Il PE è tenuto a trasmettere la petizione a una sua apposita Commissione, la Commissione per le petizioni, che deve valutarne la fondatezza. In caso positivo, il documento passa all’aula di Strasburgo che decide quali misure adottare, comunicandole agli autori della petizione.

I deputati di Strasburgo hanno, inoltre, il ruolo di custodi dei diritti fondamentali all’interno dell’Unione Europea. Diventata vincolante la Carta dei diritti fondamentali con il Trattato di Lisbona, gli europarlamentari vi fanno riferimento per denunciare le violazioni dei diritti dell’uomo.


Infine, per quanto riguarda il ruolo del Parlamento nel settore della politica estera, è diventato obbligatorio il parere del Parlamento sull’adozione di accordi internazionali, anche se differenziato in base alla tipologia di questi ultimi.

Per gli accordi di associazione, di adesione dell’UE alla CEDU, per quelli che creano oneri finanziari notevoli o che riguardano settori in cui si applica la procedura ordinaria legislativa, il Consiglio ha bisogno dell’approvazione del Parlamento prima di decidere in merito alla stipula. Negli altri casi è solamente prevista una consultazione del PE. 

Il Parlamento europeo, attraverso la sua azione sua ed interazione con gli altri organi europei, con gli Stati membri e con i cittadini, contribuisce costantemente a raggiungere nuovi traguardi nei settori di competenza dell'Unione europea. 

In relazione ai traguardi raggiunti, si può citare in primo luogo il mercato unico, incentrato sulla libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone, e come tale uno dei risultati più eclatanti dell’Unione europea. Mercato unico significa più scelta per i consumatori, che decidono cosa comprare, dove e a che prezzo, con un guadagno in efficienza e varietà. Le dimensioni del mercato unico stimolano paesi terzi di tutto il mondo a intrattenere rapporti di affari con l’UE. Ciò vuol dire che esso favorisce gli scambi commerciali con il resto del mondo. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, l’UE garantisce ai propri cittadini il diritto di vivere e lavorare in un altro paese europeo alle stesse condizioni che si avrebbero nel paese di origine. La libera circolazione dei lavoratori in Europa riceve già il supporto della rete e del portale per la ricerca di lavoro EURES. Si può poi citare la creazione dell’unione economica e monetaria e la sua moneta unica, i cui effetti principali sono stati quelli di contribuire alla stabilità e alla crescita economica del continente, e perciò alla ricchezza e alla prosperità della sua popolazione. Gli strumenti approntati per affrontare fenomeni come l’inflazione e i bilanci in rosso, sono stati la creazione di una Banca Centrale e dell’Euro, al fine di promuovere l’integrazione economica, l’efficienza del mercato e la concorrenza.

Si possono poi citare la protezione dell’ambiente e la politica agricola, che hanno permesso lo sviluppo di un’agricoltura tra le più avanzare al mondo e, allo stesso tempo, la conservazione della biodiversità.

Un altro importante risultato raggiunto è quello che riguarda la protezione dei diritti umani. Questi sono inseriti nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che riunisce in un unico documento i principali diritti umani, includendo, accanto a quelli più consolidati, questioni non ancora ben delineate, come ad esempio la bioetica. La Carta, se da un lato non espande i poteri dell’Unione europea né attribuisce nuovi diritti ai suoi cittadini, dall’altro garantisce maggiore visibilità a quelli esistenti, mettendo gli europei nelle condizioni di trarre il massimo beneficio dalla tutela offerta.

Uno dei traguardi non ancora completamente raggiunti, riguarda la promozione della democrazia e dello stato di diritto al di fuori del continente europeo, attraverso l’invio di missioni di osservatori e il dialogo portato avanti dalle varie delegazioni. Ancora, vi è la tutela offerta all’estero ai cittadini europei. Si tratta di un diritto definito a livello giuridico: la tutela diplomatica deve essere garantita a tutti i cittadini dell’Unione europea dalle ambasciate e dai consolati operanti al di fuori dell’Unione. Purtroppo, però, la maggior parte dei cittadini europei non sa di aver diritto a ricevere tutela da parte di qualsiasi consolato o ambasciata europei, qualora lo Stato di origine non disponga di un proprio ufficio nel paese in questione. Soltanto in un numero limitato di paesi extraeuropei sono presenti consolati o ambasciate di tutti gli Stati membri dell’UE e proprio per questo motivo l’Unione ha voluto garantire la collaborazione fra i diversi paesi qualora un cittadino europeo necessiti di aiuto.

Importante è anche l’impegno dell’Unione per la ricerca e lo sfruttamento di fonti di energia rinnovabili, che attenuino la dipendenza dell’Europa dai colossi energetici esteri. In Europa, lo sviluppo di fonti di energia alternative e rinnovabili è stato reso più celere tramite iniziative e specifiche strategie comunitarie della Commissione europea, che si prefiggono di raggiungere gli obiettivi della Strategia Europa 2020. I target da raggiungere sono di ridurre del 20% il consumo energetico previsto; aumentare al 20% la quota delle energie rinnovabili nel consumo energetico totale; aumentare di almeno il 10%  la quota dei biocarburanti nel consumo totale di benzina e diesel; ridurre di almeno il 20% entro il 2020 le emissioni di gas a effetto serra; intensificare la collaborazione a livello internazionale.

Infine, un traguardo ambizioso è quello di mantenere la stabilità internazionale. Possiamo ricordare che proprio per porre fine alla rivalità franco-tedesca fu dato inizio ai primi tentativi di integrazione europea. Da allora i paesi europei hanno cercato di promuovere la stabilità, la soluzione pacifica delle controversie e il mantenimento della sicurezza nelle zone più a rischio di conflitto. Così oggi l’Unione, per mezzo dei propri Stati membri o in prima persona, partecipa a missioni umanitarie e finalizzate al mantenimento della pace. Nell’ambito della PESC, oggi quasi 60000 soldati appartengono alla Forza di reazione rapida dell’Unione europea, creata formalmente nel 2007. La Forza, che si riunisce su chiamata in caso di necessità, è il risultato finale di sette anni di trattative e l’espressione tangibile dell’obiettivo dell’Europa di pronunciarsi con voce unanime sulla scena mondiale ed evitare l’emergere di situazioni d’instabilità.

 




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