IL VICINATO, I PAESI DELL'EST E IL MEDITERRANEO




Appena prima dell'entrata di dieci nuovi Stati membri nel 2004, in ragione degli effetti che l'allargamento dell'UE avrebbe prodotto sui paesi situati lungo la nuova frontiera esterna, la Commissione diede avvio nel marzo 2003 ad una discussione su una nuova iniziativa per agevolare le relazioni con i paesi vicini. Fino al 2009, la posizione di Commissario per le Relazioni Esterne risultava separata da quella dell'Alto Rappresentante dell'UE, ma con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel 2009 questi ruoli sono ora entrambi ricorperti dall'Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la politica di Sicurezza (attualmente nella persona di Federica Mogherini).

Risultava necessario evitare e prevenire eventuali pericoli di stabilità regionale e sfruttare le possibilità di sviluppare rapporti pacifici che consentissero ad entrambe le parti di ottenere mutui vantaggi. Dapprima furono coinvolti i Paesi dell'Area mediterranea, che erano già impegnati dal 1995 in una forma di partenariato economico con l'UE, mentre l'iniziativa venne allargata ai Paesi ad est soltanto l'anno successivo, sulla spinta della rivoluzione democratica in Georgia.

Attualmente i paesi coinvolti dalla Politica Europea di Vicinato (PEV) sono:

- per l'Area del Mediterraneo: Marocco, Algeria, Libia, Tunisia, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Siria, territori palestinesi occupati;

- per l'Area Est: Armenia, Azerbajgian, Bielorussia, Georgia, Repubblica di Moldavia e Ucraina.

Nel 2008, la cooperazione con i Paesi del Mediterraneo è stata potenziata attraverso l'Unione per il Mediterraneo. A partire dal 2009, gli Stati ad est partecipano anche al partenariato orientale (PO), volto a coinvolgere non soltanto i governi ma anche le società di questi Paesi al fine di contribuire a rafforzare la cooperazione. A questo proposito, inoltre, nel 2011 è stata costituita dal Parlamento europeo e dai partner dell'est un'Assemblea Parlamentare apposita, l'Euronest, che riunisce membri del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali degli Stati orientali.

Nell'ambito della PEV, dell'Unione per il Mediterraneo e del PO, l'Unione europea si è prefissata di:

- assistere nell'assicurare la stabilità dei paesi che sono vicini all'UE al fine di renderli più prosperi e più sicuri, in modo tale da rendere più prospera e più sicura anche l'UE, evitando nuove linee di frattura e promuovendo valori comuni;

- incentivare nuovi rapporti commerciali con questi paesi, in quanto una zona di libero scambio estesa e globale è un obiettivo imprescindibile per molti paesi partner;

- agevolare la possibilità per le persone di spostarsi. L'Unione europea ha concluso un accordo per gestire i problemi di immigrazione e liberalizzare i visti con numerosi paesi partner.

L'azione dell'UE in quest'ambito si esplica sulla base di accordi di partenariato e cooperazione e di accordi euro-mediterranei di associazione conclusi con 13 dei 16 paesi interessati. Ne sono esclusi Bielorussia, Russia e Libia.

Con riferimento a ciascuno degli accordi, viene negoziato uno specifico piano di azione tra la Commissione e lo Stato interessato, che viene approvato dall'organo comune alle parti, un comitato istituito nell'ambito dell'accordo, a cui è affidato anche il compito di vigilare sull'attuazione dello stesso.

Il piano, della durata variabile tra i 3 e i 5 anni, indica per ciascuno Stato quali sono gli obiettivi di riforma economica e politica a cui si è impegnato per il futuro e le misure concrete per conseguirli. 

Benché le modalità della PEV e del PO non differiscano di molto rispetto agli accordi conclusi dall'UE con uno Stato in vista della sua adesione, in questo contesto l'Unione europea non chiede un adeguamento generale alle regole dei suoi Trattati e alle decisioni prese dalla sua Corte (il cosiddetto acquis comunitario); la volontà di incentivare le riforme all'interno di questi paesi in vista di un successivo allargamento dell'Unione europea è in questo caso assente.

Il sostegno dell'Unione europea a questi Paesi poggia sostanzialmente su tre risorse:

- ENI (European Neighbourhood Instrument). Dal 1° gennaio 2014 lo strumento europeo di vicinato ENI ha sostituito lo strumento di vicinato e partenariato ENPI valido per il periodo 2007-2013. Per il periodo 2014-2020, l’assistenza fornita in ambito ENI, si avvale di una dotazione finanziaria di 15 432 634 000 Euro.
Il sostegno mira alla promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la parità di genere, la buona governance e lo stato di diritto, la cooperazione istituzionale e lo sviluppo di capacità, la cooperazione regionale.

- Lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR), istituito sempre tramite regolamento, a sostegno delle relative organizzazioni della società civile.

- Prestiti a condizioni favorevoli concessi dalla Banca europea per gli investimenti (BEI).

Alla luce degli eventi della Primavera Araba nel 2011, si è resa necessaria una riforma dell'approccio europeo alla politica di vicinato, di cui si è fatta portavoce la Commissione europea. Un primo nuovo aspetto è rappresentato dal principio della differenziazione secondo il quale il partenariato, pur in un quadro giuridico uniforme, si esplicherà per ciascuno dei Paesi vicini, in termini di iniziative e di erogazione di risorse che differiscono a seconda delle diverse esigenze e capacità degli Stati, degli obiettivi di riforma, del diverso grado di integrazione. A tal fine il Parlamento europeo spinge per una collaborazione anche con le società, non soltanto con i governi degli Stati vicini.

L'altro profilo di novità è rappresentato dal fatto che l'aiuto dovrà essere soggetto a condizioni, ovvero dovrà essere proporzionato alla capacità dello Stato di rispettare gli obiettivi di riforma che si è prefisso. In particolare, l'Unione europea farà attenzione al rispetto dei diritti umani e delle forme democratiche all'interno dello Stato. In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati, le risorse messe a disposizione da parte dell'UE potranno essere ridotte.

Tra le ultime novità in materia di PEV:

- Il 18 novembre del 2015 la Commissione europea e l'Alto Rappresentante dell'Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, hanno annunciato il riesame della politica europea di vicinato (PEV), illustrando quale sarà il nuovo approccio dell'Unione nei confronti dei suoi vicini orientali e meridionali. Proposto dal Presidente Juncker e chiesto dagli Stati membri dell'UE, la revisione fa seguito ad una fase di consultazioni pubbliche, condotte sia negli Stati membri che nei paesi partner, con il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali, le parti sociali, la società civile e il mondo accademico. Il riesame si è reso necessario in seguito agli attentati terroristici degli ultimi mesi, e ai recenti attacchi in Libano, Egitto, Turchia e Iraq, che mostrano come l’Europa debba sempre più confrontarsi con minacce globali, che devono essere affrontate unitamente dalla comunità internazionale.

- La nuova PEV mira ad introdurre nuovi metodi di lavoro, tra cui l'abolizione della tradizionale serie annuale di rendiconti sui progressi compiuti da ciascun paese. I rendiconti saranno programmati più specificamente in funzione della natura e delle scadenze di lavoro di ciascuna relazione.

- Un elemento di novità della nuova PEV è rappresentato dal fatto che, a livello bilaterale, l’UE individuerà un numero di priorità di cooperazione più ristretto rispetto al passato. I settori di cooperazione considerati d’ora in poi prioritari sono il commercio, la sicurezza energetica, i trasporti, la lotta contro la migrazione irregolare, la tratta di esseri umani, la mobilità e la sicurezza. In particolare, in quest’ultimo ambito i settori specifici considerati per la cooperazione sono quelli che risultano prioritari nell’Agenda europea sulla sicurezza: la lotta al terrorismo, al cybercrime, alla corruzione, al crimine organizzato e la prevenzione della radicalizzazione.




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