GIUSTIZIA




L'Unione Europea è fortemente intenzionata a portare a compimento la creazione di uno spazio giudiziario veramente europeo, facilitando in primo luogo l'accesso alal giustizia per i cittadini.

E' infatti richiesta una maggiore cooperazione tra i giudici degli Stati membri  verso il reciproco riconoscimento delle sentenze e decisioni tanto in materia civile quanto in materia penale. In risposta a tale esigenze, l'Unione Europea incentiva l'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione a servizio della giustizia all'interno degli Stati membri ed è impegnata nel ravvicinamento delle diverse legislazioni civili e penali, al fine di individuare delle norme minime comuni a ciascun Paese dell'UE. In questo modo, è possibile rafforzare la fiducia dei cittadini nei confronti del mondo della giustizia e incentivare un reciproco sostegno da parte degli organi giudiziari. Al contempo, le istituzioni europee sono chiamate a provvedere alla coerenza dell'ordinamento giuridico dell'Unione e di quello internazionale, per creare un contesto giuridico saldo in cui sia possibile collaborare nel campo della giustizia anche con i Paesi terzi.

In ambito giudiziario, sono stati compiuti molteplici passi avanti grazie ad una tabella di marcia che ha previsto, attraverso un processo a tappe, il rafforzamento dei diritti procedurali delle persone che sono sottoposte ad indagine o a processo penale.

In primo luogo, nel 2010 il Parlamento e il Consiglio hanno adottato la direttiva 2010/64 che pone delle norme comuni sul diritto all'interpretazione e alla traduzione. Quest'ultimo deve essere garantito a coloro che non parlano o non comprendono la lingua del procedimento, dal momento in cui vengono posti a conoscenza di essere indagate o accusate di un reato penale fino alla conclusione del procedimento, ivi compresa l’irrogazione della pena. Tale diritto, inoltre, può essere esercitato anche nel caso in cui venga eseguito un mandato di arresto europeo.

Nel 2012, le stesse istituzioni, nella direttiva sul diritto all'informazione, hanno fatto in modo che chiunque sia arrestato o sia ricercato sulla base di un mandato di arresto europeo in qualsiasi Stato membro dell’UE debba ricevere una comunicazione contenente l’elenco dei suoi diritti fondamentali nel processo penale. Al momento, circa un terzo degli Stati membri riconosce il diritto a una comunicazione dei diritti.

Tuttavia, molto resta ancora da fare: è del 2013 una direttiva sul diritto di accesso a un avvocato e sul diritto di comunicare al momento dell'arresto. Il Parlamento europeo ha dibattuto sulla possibilità che sospettati e accusati abbiano diritto ad un difensore prima di essere interrogati da parte della polizia e per tutta la durata del procedimento penale, indipendentemente da dove si trovino sul territorio europeo. Il 28 maggio 2013, la visione comune del Parlamento europeo e del Consiglio a questo proposito, ha trovato l'appoggio della commissione parlamentare sulle Libertà civili che si è fatta portavoce di questa nuova proposta.

Benché il diritto di difesa sia ampiamente riconosciuto come uno degli elementi imprescindibili del giusto processo, le condizioni sulla base delle quali i sospettati o gli accusati possono consultare un legale differiscono da Stato a Stato. La direttiva mira proprio ad individuare un corpo minimo di regole sull'accesso alla difesa e sul diritto per coloro che sono sottoposti in carcerazione preventiva di comunicare con una persona a loro scelta, sia essa un familiare, il datore di lavoro o un'autorità consolare, nel caso si venga arrestati al di fuori del Paese di provenienza.

L'esercizio di entrambi i diritti non deve essere ostacolato dalle autorità di polizia nazionali e può avvenire, dal momento in cui il soggetto titolare viene privato della propria libertà e senza debito ritardo, fino alla fine del procedimento. La nuova normativa consente, inoltre, al difensore legale di partecipare effettivamente durante gli interrogatori, di assistere il proprio rappresentato durante alcune fasi delle indagini e all'atto di acquisizione di certi tipi di prove, come ad esempio durante la ricostruzione sperimentale della scena del crimine. Le autorità di polizia degli Stati membri devono, in base alla direttiva, rispettare il carattere confidenziale degli incontri o delle altre modalità in cui sospettati e accusati comunicano con il loro legale o con la persona interessata, “senza alcuna eccezione” cita il testo.

I sospettati o accusati sottoposti al mandato di arresto europeo possono esercitare questi diritti sia all'interno del Paese in cui il mandato è stato emesso, sia in quello in cui il mandato viene eseguito.

L'idea che sta alla base del riconoscimento del diritto di accesso è, inoltre, quella di rafforzare la cooperazione tra autorità di polizia e giudiziarie nazionali stimolando la loro reciproca fiducia, e di assicurare un livello adeguatamente elevato di protezione dei diritti fondamentali a vantaggio, in primo luogo, dei cittadini.




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