I CITTADINI EXTRA-EUROPEI E L'IMMIGRAZIONE




In origine, i Trattati che istituivano le Comunità europee non contenevano alcuna disciplina in materia di immigrazione. Ai migranti venivano perciò applicate le norme del diritto interno di ciascuno Stato membro. Solo nel corso degli anni Settanta ci si rese conto che i flussi migratori provengono per la maggior parte da paesi esterni all’Unione e che i problemi che gli Stati europei dovevano affrontare erano simili. Le Istituzioni europee riscontrarono tuttavia gravi difficoltà a disciplinare tale materia. Gli Stati membri avevano posizioni molto distanti gli uni dagli altri.

Solo con la prospettiva della creazione di un mercato interno contenuta nell’Atto unico europeo, ritornò in auge il problema relativo alle migrazioni. Infatti, l’abolizione delle frontiere interne avrebbe dovuto per forza di cose essere compensata da un rafforzamento di quelle esterne e dalla cooperazione degli Stati nella gestione dei flussi migratori. Tuttavia, data la varietà delle posizioni dei partner europei e degli interessi in gioco, solo un gruppo di paesi proseguì su questa strada, ma al di fuori del quadro comunitario. Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo stipularono gli Accordi di Schengen nel 1985 e la seguente Convenzione nel 1990. Successivamente aderirono a questo quadro normativo Italia (1993), Grecia, Austria e tutti gli altri paesi europei con l’eccezione del Regno Unito, Irlanda, Bulgaria, Cipro e Romania. Schengen è stato firmato anche con Stati non facenti parte dell’Ue, quali Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein.

I principi sanciti negli accordi stabiliscono che i cittadini degli Stati aderenti possano liberamente attraversare i confini di quei paesi senza controlli da parte delle autorità. Al contrario, per i cittadini di paesi terzi, è necessario un visto per entrare nell’area Schengen. È inoltre sancita la collaborazione delle forze di polizia provenienti dai paesi firmatari e un coordinamento speciale per arginare fenomeni illegali come il traffico di armi e l’immigrazione clandestina. Infine, viene creato un sistema informatico denominato SIS (Sistema d’Informazione Schengen, ora sostituito dal SIS II), per facilitare la comunicazione tra le varie forze dell’ordine riguardo persone o oggetti sospetti.

Un'innovazione rilevante in questo campo venne in seguito apportata dal Trattato di Maastricht, che istituì il terzo pilastro, chiamato Giustizia e Affari Interni (GAI), all’interno del quale venne attribuita all’Unione la competenza in tema di immigrazione, prescrivendo forme di cooperazione tra gli Stati membri per quanto riguarda le condizioni di entrata, circolazione e soggiorno dei cittadini di paesi terzi, nonché la lotta contro l’immigrazione clandestina. In questo settore era previsto che il Consiglio, assistito da un organo specifico, il Comitato di coordinamento, potesse adottare all’unanimità posizioni comuni e progetti di convenzioni.

Una rivoluzione di ben maggiore portata fu quella introdotta con il Trattato di Amsterdam, il quale comunitarizzava, cioè assegnava in via esclusiva alla Comunità europea, la politica sull’immigrazione. Venne così attribuita al Consiglio la facoltà di adottare in questo settore misure su entrata, circolazione e soggiorno dei cittadini di paesi terzi, e su immigrazione e rimpatrio delle persone in soggiorno irregolare.

Inoltre, questo Trattato portò all’integrazione nel quadro giuridico europeo degli Accordi di Schengen, tramite l’istituzione di una cooperazione rafforzata tra i paesi che vi aderivano. Fu perciò firmato un “Protocollo sull’integrazione dell’acquis di Schengen nell’ambito dell’Unione europea”, allegato al Trattato. Il Consiglio assunse le funzioni del Comitato esecutivo Schengen, mentre il Segretariato venne assorbito dal Segretariato del Consiglio. Regno Unito (ancora formalmente parte dell’UE fino a quando non si avvierà il processo di BREXIT) e Irlanda non sono attualmente vincolati al sistema creato da Schengen, ma possono parzialmente prendervi parte. Lo Spazio Schengen comprende al momento 26 paesi che applicano integralmente l'acquis di Schengen (22 Stati membri dell'Unione europea e quattro Stati associati).

Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, nulla è cambiato per gli Stati che partecipano alla cooperazione rafforzata, salvo la possibilità per i paesi non aderenti di decidere caso per caso se partecipare o meno ad alcuni aspetti di questa politica. Il 29 maggio 2013 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno trovato un accordo su un nuovo pacchetto legislativo sullo spazio Schengen, in ragione della volontà degli Stati membri di avere maggiore libertà nel reintrodurre i controlli di frontiera ogni volta che lo ritengano necessario.

I temi della sicurezza, del terrorismo e dell’immigrazione clandestina hanno spinto a revisioni sentite sempre come più urgenti.

È del 9 marzo 2016, il Regolamento Europeo 2016/399 del Parlamento Europeo e del Consiglio, che istituisce un codice unionale relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen).

L’obiettivo del Regolamento europeo è mirato alla lotta contro l’immigrazione clandestina e la tratta degli esseri umani, nonché alla prevenzione di qualunque minaccia per la sicurezza interna e l’ordine pubblico, la salute pubblica e le relazioni internazionali degli Stati membri.
Ciò ha fatto in modo che il controllo di frontiera riguardi non solo le verifiche sulle persone ai valichi di frontiera e la sorveglianza tra tali valichi, ma pure l’analisi dei rischi – attuata anche mediante consultazione del Sistema Informativo Schengen (SIS) e del Sistema Informativo dei Visti (VIS) – per la sicurezza interna e l’analisi delle minacce che possono pregiudicare la sicurezza delle frontiere esterne.

In definitiva, si può concludere che le competenze europee e statali in tema di immigrazione siano parallele, nel senso che sono possibili misure nazionali, purché compatibili con i trattati in vigore e con gli accordi nazionali. Ciò vuol dire che le misure statali dovranno essere conciliabili con gli obiettivi e le finalità dell’Unione, e con il principio di leale collaborazione tra governi e Istituzioni europee.




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