I PRIMI TRATTATI




I primi passi verso la creazione dell'Unione Europea in cui viviamo oggi vengono compiuti negli successivi al Secondo Dopoguerra, ad opera di grandi statisti. Gli italiani A. De Gasperi e A. Spinelli, il presidente tedesco K. Adenauer, il belga P. H. Spaak e i francesi R. Schuman e J. Monnet sono considerati tra coloro che hanno ispirato il progetto europeo e lavorato alla sua realizzazione al fine di garantire la pace, la stabilità e la prosperità dell'Europa dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. 

In questa luce va letta la dichiarazione del Ministro degli esteri R. Schuman, fatta il 9 maggio 1950 (giorno riconosciuto come la festa dell’Unione Europea), il quale proponeva la messa in comune delle risorse carbosiderurgiche francesi e tedesche, al fine di creare "un’Alta Autorità, nel quadro di un’organizzazione alla quale possano aderire gli altri Paesi europei". Ciò aveva come fine primo la condivisione delle risorse necessarie all’industria pesante e a quella bellica, localizzate lungo il confine franco-tedesco; ma altresì mirava a creare le premesse di un’unione economica degli Stati europei.

La proposta di Schuman si fondava su una delle due correnti principali di pensiero all'origine del processo di integrazione europea: la corrente funzionalista. A differenza dell'approccio federalista, i cui membri auspicavano il passaggio diretto di competenze prima politiche e successivamente economiche alle nasciture Istituzioni europee, nonché un rapporto di complementarietà fra i poteri locali, regionali, nazionali ed europei, quello funzionalista era favorevole ad una graduale cessione di porzioni di sovranità, limitata a settori ben determinati, cominciando dalle Istituzion economiche. 

Alla proposta Schuman aderirono anche Italia, Belgio, Paesi bassi, Lussemburgo e Germania dell'Ovest, cosicché si arrivò alla firma, il 18 maggio 1951, del Trattato della Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio (CECA), primo mattone del progetto europeo.

Il Trattato, della durata cinquantennale (entrato in vigore nel 1952 e scaduto nel 2002, data in cui non è più stato rinnovato, essendo state le sue competenze progressivamente assorbite dall’ Unione Europea), aveva come obiettivo principale quello di “sottrarre” agli Stati alcuni poteri, limitatamente al controllo delle materie carbosiderurgiche. La gestione di tali materie veniva affidata ad un'Alta Autorità indipendente e con sede a Lussemburgo, il cui compito era di far rispettare regole comuni sulla produzione e il commercio di carbone e acciaio. Le decisioni dell’Alta Autorità erano vincolanti per gli Stati membri, dunque la CECA si configurò come un’entità sovranazionale.

Oltre all'Alta Autorità, il Trattato CECA prevedeva la creazione di altre instuzioni, quali un Consiglio speciale dei ministri, un’Assemblea comune dei rappresentanti dei Parlamenti nazionali ed una Corte di giustizia.

La creazione della CECA veniva così a comporre in Europa un quadro politico-istituzionale nel quale il rafforzamento dei legami economici era assicurato dai primi passi delle Istituzioni europee.

Sull’onda dell’entusiasmo generato dalla CECA, nel 1952 vennero firmati gli accordi istitutivi della Comunità europea di difesa (CED), le cui origini possono essere rintracciate nel piano presentato dal presidente del Consiglio francese R. Pleven nel 1950. La CED prevedeva la creazione di un esercito europeo integrato sotto comando comune, con la partecipazione per la prima volta dalla fine della guerra di reparti tedeschi, fatto che generava apprensioni soprattutto da parte francese. Inoltre, l’articolo 38 del Trattato CED, conteneva la proposta fatta dalla diplomazia italiana per la creazione di un organo rappresentativo, così da trasformare la CED in comunità politica.

Tuttavia, a causa delle tensioni insite in questo progetto, tale accordo non venne ratificato, nell’agosto 1954, dalla stessa Assemblea parlamentare francese. Ciò pose una prima battuta di arresto al processo d'integrazione europea. Le spinte federaliste si attenuarono, mentre prese piede l'idea di riprendere il cammino europeo attraverso una graduale integrazione economica fra gli Stati della CECA, così da poter procedere, in una seconda fase, verso una vera e propria unione politica. In questa occasione la Francia, dopo il rifiuto della CED, non poteva più assumere il ruolo di guida dell’integrazione economica come era stato per la CECA.

Il rilancio del progetto europeo venne perciò affidato al Piano Beyen, teso a promuovere l’unità economica, cui seguì la conferenza dei Ministri degli esteri della CECA a Messina (promossa dal Ministro degli esteri italiano G. Martino). In questa sede venne istituito un Comitato, guidato dal Ministro degli Esteri belga, Paul-Henri Spaak, con il compito di delineare gli obiettivi e gli strumenti per proseguire nella costruzione comunitaria. Alla seguente riunione dei Ministri CECA a Venezia, nel 1956, furono approvate le proposte per l’istituzione di una comunità economica e di una comunità per l’energia atomica.

I negoziati si protrassero fino al 25 marzo 1957, quando vennero siglati da Italia, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo i trattati istitutivi della Comunità Economica Europea (CEE) e della Comunità europea per l’energia atomica (EURATOM). Il principale scopo di questi nuovi accordi era la creazione di un'unione doganale, che prevedesse l'adozione di una tariffa doganale comune (effettivamente entrata in vigore nel 1968) nei confronti degli Stati esterni alla CEE, nonché l'abolizione dei dazi doganali interni (in realtà quest’ultima era già prevista nel Trattato CECA, ma limitatamente agli scambi commerciali nel settore del carbone e dell'acciaio).

Le tre comunità ebbero Istituzioni in parte condivise. Comuni erano, infatti, la Corte di Giustizia e l’Assemblea, mentre accanto all’Alta Autorità CECA erano sorte la Commissione CEE, il Consiglio dei Ministri e la Commissione EURATOM.

 




Share Box