DAL TRATTATO DI FUSIONE ALL'ATTO UNICO EUROPEO




Nel corso degli anni Sessanta, il processo d’integrazione europea compì notevoli passi in avanti. A seguito del Trattato di Roma del 1957 i sei Stati fondatori introdussero un mercato comune per una vasta gamma di prodotti e servizi e furono avviate le prime politiche comuni nei settori dell’agricoltura e del commercio. Poi, sul piano della struttura istituzionale, gli stessi Stati firmarono nel 1965 il cosiddetto Trattato di Fusione che unificò gli organi esecutivi delle tre Comunità e stabilì il principio dell'unità del bilancio comunitario.

Nonostante questi avanzamenti, gli anni Sessanta furono al contempo marcati da forti momenti di tensione. Un esempiio significativo è la cosiddetta crisi della sedia vuota (1965), dove la Francia, a causa di tensioni con la Commissione sulla politica agricola, abbandonò le riunioni del Consiglio per circa un anno fino al Compromesso del Lussemburgo del 1966.

Se il primo decennio di vita della Comunità era servito per la creazione dell’unione doganale, nel corso degli anni Settanta la CEE vide espandere le proprie competenze, la propria struttura istituzionale e i Paesi aderenti. Nel 1973 Regno Unito, Irlanda e Danimarca (ma non la Norvegia, dove il referendum ebbe esito negativo) si aggiunsero al numero degli Stati europei. Inoltre, la Comunità si diede nuovi compiti e politiche comuni quali le politiche sociali, la politica ambientale e quella regionale, per la cui attuazione fu creato, nel 1975, il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR). Venne inoltre creata la Corte dei conti comunitaria.

Sempre negli anni Settanta, la CEE cominciò a porre le basi per una più accentuata convergenza delle economie e per la futura unione monetaria. Primo passo fu la creazione nel 1972 del “serpente monetario”, per meglio coordinare le politiche monetarie degli Stati  membri. Nel 1979 venne poi creato lo SME, il Sistema Monetario europeo, il quale aveva come obiettivo la fissazione di bande di oscillazione dei tassi di cambio molto strette per le monete dei Paesi che vi aderivano (il Regno Unito vi entrerà solo nel 1990).

Dal punto di vista istituzionale, invece, sempre nel 1979 si tennero le prime elezioni a suffragio universale del Parlamento europeo, dal momento che prima di quella data i rappresentanti erano nominati dalle singole assemblee nazionali.

La metà degli anni Settanta vide anche la stipulazione dei primi Accordi Internazionali della Comunità con finalità di commercio e aiuto allo sviluppo con i Paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico), il cui esempio migliore è rappresentato dalla Convenzione di Lomé del 1975, successivamente aggiornata a più riprese e sostituita solo nel 2000 con uno strumento simile siglato a Cotonou.

Il decennio successivo fu contrassegnato da un lato da un allargamento della membership, dall’altro da un approfondimento dell’integrazione economica europea.  Infatti, tra il 1981 e il 1986 entrarono nella famiglia europea Grecia, Spagna e Portogallo, dopo la fine dei regimi che le governavano.

L’impulso decisivo sul versante delle competenze della comunità arrivò invece con due iniziative specifiche. Dapprima venne presentato dalla Commissione europeapresieduta da J. Delors il Libro Bianco per il completamento del mercato interno (1985), in cui venivano affrontati i problemi che ostacolavano la realizzazione dell’unione economica. In seguito, venne concluso il Trattato di Schengen,sulla libera circolazione delle persone (1985).

Tutto ciò fornì la piattaforma sulla quale venne convocata la conferenza intergovernativa del Lussemburgo, grazie alla quale si pervenne nel febbraio del 1986 all’adozione dell’Atto Unico Europeo, il cui scopo era la realizzazione entro il 1992 di un completo mercato interno europeo, trasferendo anche alcuni ambiti alle competenze dell’Unione (trasporti, energia, telecomunicazioni).




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