TTIP




Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un trattato commerciale mirato ad abbattere dazi doganali e barriere non tariffarie (normative ma non solo) tra UE e USA, i due più grandi mercati di scambio del mondo. Agli inizi delle trattative, questa partnership è stata definita, con un certo entusiasmo, la “NATO dell’Economia”.

Le barriere commerciali tra UE e USA sono già basse, sia perché entrambi fanno parte del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) sin dalla sua formazione come evoluzione del GATT (Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio) nel 1995, sia perché i due paesi risolvono frequentemente le loro dispute, che coinvolgono beni e servizi per circa un 2% del totale scambiato dai due paesi, attraverso arbitrati internazionali.

Questo costituisce il motivo per cui il TTIP si focalizza sulle “barriere non tariffarie”, cioè gli ostacoli tecnico-regolamentari al commercio di beni e servizi (circa l’80% degli effetti attesi proviene da qui e non dall’abbassamento o dall’eliminazione di dazi).

Il processo negoziale

Nel 2013 i governi dell’UE hanno conferito alla Commissione un mandato di negoziazione del TTIP, coinvolgendo nelle trattative: 


- parlamento europeo;
- imprese e sindacati;
- consumatori ed altri gruppi di interesse pubblico, tra cui quello in campo sanitario;
- opinione pubblica.

Infine, quando e se si avrà un testo definitivo, spetterà ai governi e ai membri del Parlamento europeo decidere.

L'accordo finale comprenderà 24 capitoli, raggruppati in 4 parti:
1. Accesso al mercato
2. Cooperazione in campo normativo
3. Norme
4. Istituzionale

Al momento si è arrivati al quindicesimo ciclo di negoziati per il TTIP, svoltosi dal 3 al 7 ottobre 2016 a New York, che ha posto fortemente l'accento sul consolidamento dei testi.

Il TTIP, tuttavia, presenta anche alcuni punti critici che hanno progressivamente sempre più paralizzato le trattative, tanto da avere, almeno per il momento, accantonato il progetto. Tra queste criticità possiamo citare:

- L’Investor-State Dispute Settlement (ISDS), ovvero il meccanismo per risolvere le controversie tra lo stato e il singolo investitore. I critici del TTIP sostengono che l’inclusione del meccanismo permetterebbe alle imprese estere di fare causa ai governi destinatari dei loro investimenti, spingendoli ad abbassare gli standard di qualità e sicurezza euro-pei a “livelli americani”;


- Un’altra problematica sensibile consiste nel timore che l’accordo permetta l’ingresso in Europa di carne trattata con ormoni, pollo lavato con il cloro, e prodotti agricoli geneti-camente modificati (ma la Commissione ha già dichiarato che intende escludere questi prodotti dall’accordo).

Si registrano, inoltre, specifici elementi di criticità a livello nazionale per la diversa sensibilità di vari paesi dell’Unione:

- La Francia è in generale più sospettosa in merito al TTIP rispetto ad altri paesi europei. In particolare, già nel 2013 Parigi ha ottenuto che dai negoziati fosse tenuto fuori il settore audiovisivo, invocando il principio della “eccezione culturale” che il paese era già riuscito ad introdurre nel 1993 in sede di negoziati WTO;

- La Germania, in generale decisamente favorevole al TTIP, ha tuttavia molte riserve sull’ISDS;

- La Polonia esprime un giudizio "originale": è, infatti, totalmente favorevole alla clausola ISDS perché questa verrebbe a sostituire una clausola analoga contenuta in un accordo di investimento bilaterale USA-Polonia, che la vede molto svantaggiata (attualmente è il secondo paese europeo, dopo la Repubblica ceca, per numero di cause ISDS). Con la clausola ISDS contenuta nel TTIP, il governo polacco stima che il numero di cause intentate contro il paese si ridurrebbe di oltre la metà.

- Per l’Italia, in generale, il profilo tariffario degli Stati Uniti è già favorevole al suo export, con ampi segmenti di prodotti nelle fasce tariffarie basse. La posizione di Confindustria è sostanzialmente favorevole all’accordo, soprattutto per quanto riguarda la semplificazione delle regola-mentazioni per l’ingresso dei beni negli USA e per ciò che attiene all’accesso agli appalti pubblici da parte di imprese europee (attualmente limitato anche in ragione delle clausole “Buy American”). Allo stesso modo, l’industria italiana spera di ottenere maggiore protezione di fronte a prodotti “Italian sounding”, cioè quei prodotti statunitensi con nomi italiani che traggono in in-ganno il consumatore americano e compromettono la concorrenzialità dei prodotti italiani, specialmente nel settore agroalimentare.

Il TTIP è tuttavia, come sopra anticipato, passato in secondo piano anche per una serie di fattori geopolitici, non ultima l’elezione di Donald Trump a 45° Presidente degli Stati Uniti nel novembre 2016.

Inoltre, non si può nascondere che la Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’UE, maggior partner commerciale in Europa degli Usa, fa diminuire i vantaggi del trattato per Washington. 

Seppur molto diradati nel tempo, i round negoziali sono, tuttavia, ancora in corso e non vi è stata, al momento, nessuna dichiarazione ufficiale su un definitivo fallimento della partnership.

Per ulteriori informazioni, visitare il sito: http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ttip/index_it.htm




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