30 ANNI DI ERASMUS




1987-2017: I trent'anni del programma Erasmus

L’Erasmus è uno degli indiscussi successi dell’Unione Europea. L’acronimo sta per European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, e vide luce esattamente 30 anni fa quando, il 14 maggio 1987, nonostante l'opposizione degli inglesi, a Bruxelles in Consiglio dei ministri venne votata la delibera che varava la nascita di un programma di studio all'estero. Il 15 giugno dello stesso anno la ratifica.

Oggi l'insostituibile Erasmus - i greci avrebbero voluto rinominarlo Programma Sokrates, a ogni nuova edizione i polacchi chiedono di dedicarlo a Marie Curie – si può descrivere numericamente con tre milioni e mezzo di studenti e 120 mila insegnanti che in trent'anni hanno trascorso un periodo (da nove mesi a due anni, secondo i nuovi criteri di Erasmus +) a studiare nell'università di un altro paese e, quindi, a vivere in una città straniera.

La nascita del Programma, che nei sei anni di programmazione 2014-2020 può usufruire di un finanziamento di 16,4 miliardi di euro, è però stata complessa e faticosa. Furono due italiani, illuminati e tuttora viventi, i veri iniziatori di questo progetto di grandissimo valore.

La genesi del programma è rintracciabile temporalmente negli Anni Sessanta e, in primo luogo, nella persona di Sofia Corradi, romana oggi 82enne, che fu in seguito premiata per i suoi meriti lo scorso maggio dal re di Spagna e fino al 2004 fu docente di Educazione permanente all'Università di Roma Tre.                                                

   sofia-corradi.jpg Sofia Corradi

In un’intervista al quotidiano italiano “La Repubblica”, la Prof.ssa Corradi racconta che "L'Erasmus è venuto al mondo, prima ancora che per un'intuizione, per un moto di indignazione per come ero stata trattata dall'Università di Roma, la futura Sapienza. Era il 1959, frequentavo l'ultimo anno di Giurisprudenza e fin lì erano stati tutti trenta e lode. Con tre esami su ventuno da dare, vinsi una borsa di studio, la Fulbright, e andai a New York. Columbia University. Parlavo inglese e riuscii a prendere un master in Diritto comparato: gli americani mi ritenevano post-laureata, non solo laureata. Quando tornai a Roma trovai naturale chiedere il riconoscimento di quella specializzazione. Allo sportello della segreteria studenti l'impiegato cadde dalle nuvole: "Columbia University? Mai sentita nominare. E quando arrivò il direttore mi riempì di insulti: "Crede che regaliamo una laurea a chi si va a fare una scampagnata negli Stati Uniti? Torni a studiare e veda di essere promossa". Compresi quel giorno che l'equiparazione dei titoli universitari nel mondo, o perlomeno in Europa, era una cosa da fare".

Sofia Corradi si sarebbe, in seguito, laureata in Legge con 110 e lode, e avrebbe intrapreso e cambiato in fretta nuovi lavori accorgendosi del valore aggiunto di quell'anno all'estero: "Presto sarei diventata consulente scientifico dell'associazione che riuniva i rettori italiani". Con quella posizione, Sofia Corradi iniziò, alla fine dei Sessanta, una battaglia lunga 18 anni fatta di promemoria sull'Erasmus del futuro ciclostilati e inviati alle tre figure più importanti degli atenei italiani ed europei.

Fu, poi, il funzionario della Commissione Europea Domenico Lenarduzzi, oggi 81 anni, torinese emigrato con il padre minatore in Belgio, il quale scelse quel nome così pregno di storia europea e a lavorare, dalla direzione degli Affari sociali di Bruxelles, all'affermazione del progetto (convinse François Mitterrand). 

 domenico-lenarduzzi.jpg Domenico Lenarduzzi

Lenarduzzi si batté affinché il progetto andasse in porto: a fare più resistenza furono gli Stati del Nord, in particolare la Danimarca, che faceva muro con Svezia e Norvegia, soprattutto quando si parlava di mettere mano al portafogli. Fu solo grazie ai semestri di presidenza di turno dell’Ue che si uscì dall'impasse. Il Dott. Lenarduzzi disse, a quel proposito, che "Quella era un'occasione speciale, in cui ognuno voleva fare bella figura, e quando la guida del Consiglio europeo spettò alla Danimarca ̶ era il 1987 ̶ colsi la palla al balzo e sfruttai quel momento per fare pressione sui vertici politici del Paese, affinché accettassero l'idea dell'Erasmus. All'inizio, anche la Francia era contraria. Nel 1986-87, l'allora presidente francese Franҫois Mitterand si convinse grazie all'azione di Franck Biancheri, fondatore dell'associazione studentesca "Aegee", che mobilitò studenti e professori da tutta Europa".

I “figli dell’Erasmus”

Un aspetto alquanto straordinario legato al programma Erasmus fa riferimento ai cosiddetti “Figli dell’Erasmus”. Infatti, dal 1987 a oggi, sono nati circa un milione di bambini da coppie composte da studenti del programma Erasmus.

A comunicare questo dato è stata la Commissione Europea, che sottolinea questo particolare aspetto sociale del programma: il 33 percento degli studenti ha un partner fisso di nazionalità diversa, il 27 percento ha conosciuto il suo parter durante l'Erasmus. E, se questi effetti possono essere solo temporanei, ci sono circa 1.000.000 di nuovi cittadini europei nati da coppie Erasmus.

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Nell’attuale settennato (2014-2020) il nuovo programma Erasmus+ sta dando l'opportunità di andare all'estero a 4 milioni di persone, tra cui 2 milioni di studenti e 300 000 docenti dell'istruzione superiore. Inoltre, il programma sta sovvenzionando 135 000 scambi di studenti e personale con paesi partner non europei. Erasmus+ sarà ancora più accessibile grazie a un maggiore sostegno linguistico, regole più flessibili e un sostegno supplementare per le persone con esigenze speciali, provenienti da ambienti svantaggiati o da zone isolate.




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