GLI ATTI DEL PE: COME VENGONO VOTATI E ADOTTATI?




L’articolazione di queste competenze si è notevolmente modificata nel corso della storia dell’UE, poiché si è passati da un monopolio decisionale da parte del Consiglio a una sorta di codominio col Parlamento europeo, secondo quanto prescritto dalle riforme del Trattato di Lisbona. Infatti, poiché le norme europee investono direttamente i singoli, si poneva il problema di non lasciare tutto il potere legislativo nelle mani dell’organo che rappresenta esclusivamente gli Stati membri. Ciò non esclude che, ancora oggi, la responsabilità per la realizzazione degli obiettivi della comunità ricada in massima parte sugli Stati, e quindi sui loro rappresentanti nel Consiglio, i quali hanno altresì un vincolo nei confronti dei propri compatrioti. Tuttavia, qualsiasi accrescimento del ruolo del Parlamento europeo non fa altro che migliorare la trasparenza, accrescere la democraticità del processo, e avvicinare i cittadini alle Istituzioni europee.

Da quanto sopra scritto circa le competenze delle tre Istituzioni coinvolte nel procedimento legislativo europeo (Parlamento, Consiglio, Commissione), il potere di iniziativa legislativa, cioè di proporre l’adozione di un atto, è detenuto quasi esclusivamente dalla Commissione europea. Vi sono però anche dei casi in cui la richiesta proviene da un organismo esterno. Questa può essere formulata dal Parlamento, dal Consiglio, o da un milione di cittadini dell’Unione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri (la cosiddetta iniziativa legislativa dei cittadini).

La bozza dell’atto legislativo è poi discussa dal COREPER e può essere modificata dal Consiglio all’unanimità. Ciò non toglie che la Commissione stessa possa modificare la propria proposta, purché non vi abbiano ancora deliberato il PE o il Consiglio. È abitudine della Commissione stessa porre accanto alla sua proposta modifiche ed emendamenti ritenuti possibili.

A questo punto, la proposta è discussa dal PE e dal Consiglio, con procedure diverse in relazione al ruolo delle due Istituzioni. Il Trattato di Lisbona ha risistemato la disciplina in questo settore prevedendo una procedura legislativa ordinaria, quella adottata in linea generale, e delle procedure legislative speciali.

La procedura legislativa ordinaria prevede che ci debba essere l’assenso dei due organi legislativi perché l’atto venga adottato. Essa si articola in quattro fasi, la prima delle quali prevede che il Parlamento esprima la propria posizione sulla bozza legislativa proposta dalla Commissione e la trasmetta al Consiglio. Il Consiglio può adottare la proposta così come viene trasmessa o rimandarla al PE con le modifiche che ritiene opportune. La seconda fase prevede un’ulteriore rilettura da parte dell’assemblea, la quale può approvare, respingere o proporre emendamenti alla bozza di atto. A questo punto il Consiglio avvalla la posizione del Parlamento oppure convoca un Comitato di conciliazione.

Nella terza fase il Comitato di conciliazione, formato da membri tanto del Parlamento quanto del Consiglio, cerca di raggiungere un accordo su un testo di compromesso, che possa essere approvato. Se un’intesa non è possibile, la proposta si considera scartata.

La quarta e ultima fase prevede una terza rilettura della bozza di atto così come approvata dal Comitato di conciliazione e la sua approvazione da parte del Parlamento, che delibera a maggioranza dei voti espressi, ma anche da parte del Consiglio, che decide a maggioranza qualificata.

Le procedure legislative speciali sono molto più rapide, poiché non vi è parità perfetta tra le Istituzioni che decidono. Un primo metodo è la procedura di consultazione, che prevede la consultazione del Parlamento da parte del Consiglio prima dell’approvazione di un atto. Il parere del PE non è vincolante ma è obbligatorio, nel senso che senza di esso l’atto viene considerato invalido. È anche previsto che del parere del Parlamentodebba tenerne conto la Commissione, sebbene abbia la facoltà di ignorarlo qualora modifichi la sua proposta legislativa.

Il secondo procedimento speciale è la procedura di approvazione, introdotta nell’Atto unico con la denominazione di parere conforme, la quale prevede che il Parlamento esprima il proprio accordo o meno circa l’adozione di un atto da parte del Consiglio. Questo parere, oltre che obbligatorio è vincolante, perciò senza l’assenso del PE non è possibile legiferare. Ciò implica per l’assemblea un vero e proprio diritto di veto.




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