SOCIALE




La Politica dell’istruzione - Commissario: Tibor Navracsics (Ungheria)

Sebbene l’istruzione non sia una politica che rientra nelle sue competenze esclusive, l’Unione europea promuove le politiche statali per un’istruzione di qualità, appoggiando e completando la loro azione. I Paesi membri, infatti, fissano degli obiettivi comuni da raggiungere e condividono alcuni programmi europei comuni. Un'istruzione e una formazione professionale di elevata qualità costituiscono gli strumenti per consentire all’Europa di affermarsi come società della conoscenza e competere in maniera efficace nell’economia globalizzata. L’UE finanzia numerosi programmi per aiutare i suoi cittadini a sfruttare al meglio le proprie capacità e le potenzialità economiche dell’Unione, studiando, seguendo una formazione professionale o facendo volontariato in un altro Paese.

L'Unione può intervenire attraverso atti giuridici comunitari che promuovano la cooperazione politica fra gli Stati membri, ma anche con raccomandazioni, comunicazioni (la valutazione della qualità dell'istruzione scolastica e universitaria o la cooperazione con i Paesi terzi), documenti di lavoro, e progetti pilota.

In questo campo gli obiettivi dell’Unione sono la promozione dell’insegnamento delle lingue europee e dei soggiorni all’estero di studenti ed insegnanti, la cooperazione tra istituti di diversi Paesi attraverso iniziative comuni e programmi di aggiornamento, nonché il cosiddetto “e-learning”, l’insegnamento per mezzo di computer e della tecnologia informatica. Infine, un altro obiettivo è quello di ridurre il più possibile l’abbandono scolastico, specie nelle scuole superiori, per far sì che la maggior parte degli studenti completi il proprio percorso scolastico.

La cooperazione in questo settore si può dire che venga avviata in modo organico nel 1976, quando si decise di istituire una rete di informazione tra i nove membri della CEE. Nel 1980 venne lanciato il programma Eurydice la rete europea di informazione sull’istruzione. Del 1987 è il programma Erasmus, che prevede la possibilità di scambi di studenti tra i Paesi europei, e di cui quest’anno si festeggiano i 30 anni (rendere questa parte come link interattivo che rimanda all’approfondimento sui 30 anni del programma ERASMUS).Ma è solo nel 1992 che il settore dell'istruzione venne formalmente riconosciuto nel Trattato di Maastricht come un'area di cooperazione dell’Unione. Con Maastricht, l'UE lancia, infatti, una serie di programmi educativi diretti ai giovani. Il principale è il Lifelong Learning Programme (LLP), del 2007, che punta a divenire il programma di riferimento delle politiche europee in materia di istruzione. Parte di questo programma è il progetto "Leonardo da Vinci", che, istituito nel 1994, ha la funzione di contribuire alla formazione professionale dei giovani, anche al di fuori del sistema scolastico; ” Grundtvig”, che sostiene programmi di apprendimento per gli adulti; “Comenius”, che promuove la cooperazione tra scuole, scambi tra studenti di scuola secondaria e gemellaggi.

A partire dal 2014 è nato il programma Erasmus+, che avrà un ciclo di vita di sette anni e durerà fino al 2020; per la prima volta viene estero anche alle scuole superiori che posseggano la certificazione ECHE (Erasmus for All Charter for Higher Education).

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Il Trattato di Lisbona,pur ribadendo l’autonomia degli Stati membri per quanto concerne l’organizzazione e il contenuto dell’insegnamento, nonché la difesa dei valori specifici di ogni cultura, ha riconosciuto che un settore tanto importante per formare i futuri cittadini europei non possa essere lasciato nelle mani dei soli Stati membri.

L’azione dell’Unione è anche importante poiché uniforma i documenti e le qualifiche necessarie per entrare nel mondo del lavoro europeo. Da questo punto di vista assume importanza cruciale il lavoro svolto dalle Istituzioni per rendere più comparabili i diversi sistemi di istruzione nazionali attraverso un Quadro europeo delle qualifiche (QEF) per la formazione permanente. Infine, è possibile sfruttare la possibilità di standardizzare i documenti richiesti per l’assunzione tramite il servizio EUROPASS, che fornisce curriculum vitae, passaporti per attestare la conoscenza delle lingue, come supplementi al certificato di diploma e di formazione professionale.

La Politica della salute - Commissario: Vytenis Andriukaitis (Lituania)

Sebbene la fornitura e l’organizzazione dei servizi sanitari siano di competenza statale, l’Unione svolge il ruolo di catalizzatore per riunire i vari Paesi membri nell’analisi e nella risoluzione dei problemi comuni. Ciò è ancora più importante se si tiene presente che l’Europa è la culla dello stato sociale, o welfare state, e che negli ultimi anni sono emerse nuove patologie o agenti patogeni ambientali che hanno richiesto la definizione di nuove iniziative comuni. In questo ambito, l’Unione lavora a contatto con le maggiori organizzazioni internazionali e non governative.

In generale, le politiche europee in tema di sanità mirano a prevenire il diffondersi di malattie, a promuovere uno stile di vita più sano, a proteggere la salute della popolazione da ogni rischio, a ridurre le diseguaglianze in campo sanitario, e a fornire efficaci informazioni ai cittadini.

Un primo importante passo in materia di sanità pubblica lo riscontriamo nel Trattato di Maastricht,dove si trova un articolo specifico che disciplina tale politica. Successivamente, il Trattato di Amsterdam ha introdotto importanti cambiamenti ponendo le basi per l'evoluzione progressiva di una strategia volta a favorire la salute dei cittadini e a garantire un'elevata qualità del servizio sanitario pubblico, nonché un sistema efficiente di assistenza agli anziani. Tra i settori di cooperazione degli Stati membri vengono inclusi non solo le malattie e i grandi flagelli, ma anche, più in generale, tutte le cause di pericolo per la salute umana, nonché l'obiettivo generale di un miglioramento della sanità pubblica.

Per sottolineare l’interesse che le Istituzioni comunitarie dimostrano per la materia, nel 1998 la Commissione aveva pubblicato una propria Comunicazione volta ad avviare un dibattito circa la necessità di innovare la strategia comunitaria nel settore della sanità pubblica, reiterata nel 2000 e negli anni seguenti. In particolare il programma di azione comunitaria in materia di salute, valido fino al 2013, è stato espressamente mirato a irrobustire la cooperazione sanitaria tra i Paesi membri per ottenere una maggiore prosperità per i cittadini europei. Nel 2014 è stato avviato il terzo programma sanitario, volto a promuovere la salute in Europa incoraggiando la cooperazione tra gli Stati membri dell'Unione onde migliorare le politiche sanitarie benefiche per i cittadini e incentivare la condivisione delle risorse. Il programma è denominato «Salute per la crescita» e interessa il periodo dal 2014 al 2020. Il programma approvato in via definitiva è il risultato del buon esito dei negoziati tra Commissione, Parlamento e Consiglio su tre questioni principali: la dotazione di bilancio, le modalità di approvazione dei programmi di lavoro annuali e il cofinanziamento delle azioni comuni intese a creare incentivi per una migliore partecipazione degli Stati membri dotati di meno risorse. La dotazione finanziaria complessiva è pari a quasi 450 milioni di euro.
È anche attivo un centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie, con sede a Stoccolma, finalizzato a studiare le minacce alla salute che possono colpire i cittadini dell’Unione ed eventualmente a coordinare una risposta mirata nel caso di possibili epidemie.

Sempre per ciò che concerne la salute, è attivo un sistema europeo di farmacovigilanza, facente capo all’Agenzia Europea del Farmaco (attualmente a Londra, ma che verrà prossimamente ricollocata in qualche altra città europea in seguito a Brexit), la cui funzione è di autorizzare la commercializzazione dei farmaci autorizzati e monitorarne la sicurezza e l’efficacia.

Un’attuale tendenza in campo sanitario è data dalla crescente adozione delle tecnologie dell'informazione e dall'ampio uso dei dispositivi mobili (smartphone e tablet) e delle applicazioni intelligenti, che consentono a tutti gli attori del settore di essere connessi dappertutto e in qualunque momento. Il Parlamento è un partner attivo nei dibattiti relativi ai fenomeni emergenti della sanità elettronica e mobile.

La Politica in difesa dei consumatori - Commissario: Věra Jourová (Repubblica Ceca)

Questo tipo di politica ha visto espandere la propria influenza a mano a mano che si allargavano negli anni le competenze della Comunità prima, e dell’Unione poi, sottraendole al controllo statale. Bisogna sottolineare l’importante ruolo della Corte di Giustizia in questo settore, che molte volte ha allargato la sfera delle competenze comunitarie suscitando non poche polemiche da parte degli Stati  membri.

Dopo alcuni interventi settoriali, come ad esempio il “Programma preliminare di protezione dei consumatori e di politica dell'informazione”, adottato nel 1975,la politica europea dei consumatori poggia su una strategia pluriennale articolata con chiari obiettivi.

Il documento programmatico di tale politica è il Programma di protezione dei consumatori (2007-2013), i cui due pilastri sono assicurare ai consumatori un elevato livello di protezione e garantire l’applicazione delle norme di tutela approvate. Con il Regolamento 254/2014 è stato adottato il nuovo programma pluriennale per la tutela dei consumatori; il programma abroga e sostituisce il precedente Programma di protezione dei consumatori (2007-2013), in materia di politica dei consumatori. Il programma integra, sostiene e monitora le politiche degli Stati membri ed assicura un elevato livello di protezione dei consumatori, conferisce un maggiore potere ai consumatori e colloca il consumatore al centro del mercato interno, nel quadro di una strategia globale per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Più in generale, l’Unione mira a creare un quadro legale comune per tutti i Paesi membri, vista la crescita degli acquisti e dei mezzi di pagamento transfrontalieri; ma anche integrare la tutela dei consumatori con le altre politiche complementari (come la tutela della salute e dell’ambiente), informare i cittadini per accrescere la loro fiducia nelle transazioni transfrontaliere, promuovere la creazione di network e associazioni europee in difesa dei consumatori, e assicurare in maniera efficace e continua i servizi di pubblica utilità.

Per facilitare l’applicazione più diffusa possibile delle norme che costituiscono tale politica e al contempo accrescere la fiducia dei consumatori, l’Unione promuove la creazione di meccanismi di soluzione delle controversie gratuiti o a costo equo, nonché metodi extra-giudiziali dello stesso tipo. Infine, le nuove regole dell'UE garantiscono ai consumatori lo stesso grado di protezione indipendentemente da dove avvenga l'acquisto, nel proprio Paese di residenza o via Internet, o anche in un altro Paese dell'UE.

La Politica ambientale - Commissario: Karmenu Vella (Malta)

La politica di rispetto dell’ambiente, per le implicazioni che ha sulla maggior parte delle attività dell’Unione Europea, è considerata nel TFUE come una materia trasversale, nel senso che ogni politica approvata dalle Istituzioni europee deve tenere conto, nella fase di implementazione, delle esigenze di tutela dell’ambiente.

Dal 1973, la Commissione emana programmi di azione per l'ambiente (PAA) pluriennali che definiscono le proposte legislative e gli obiettivi futuri per la politica ambientale dell'Unione; le misure concrete sono poi adottate separatamente. Nel 2013 il Consiglio e il Parlamento hanno adottato il 7° PAA per il periodo fino al 2020, dal titolo «Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta». Esso è basato su varie recenti iniziative strategiche (la tabella di marcia verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse, la strategia per la biodiversità fino al 2020 e la tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio entro il 2050) e fissa nove obiettivi prioritari, tra cui: la protezione della natura; una maggiore resilienza ecologica; una crescita sostenibile, efficiente sotto il profilo delle risorse e a basse emissioni di carbonio; nonché la lotta contro le minacce alla salute legate all'ambiente. Il programma sottolinea altresì la necessità di una migliore attuazione del diritto ambientale dell'Unione, di un settore scientifico all'avanguardia, di investimenti e dell'integrazione degli aspetti ambientali nelle altre politiche.

I principi cui si ispirano le Istituzioni europee possono essere ricondotti in buona parte ai principi del diritto internazionale sull’ambiente, quali il principio di precauzione, il principio di prevenzione, il principio di correzione dei danni causati all’ambiente, e il principio chi inquina paga.

Sul piano pratico, gli scopi perseguiti dall’UE attengono alla salvaguardia ed al miglioramento della qualità dell’ambiente, nonché alla salvaguardia della biodiversità. Il progetto principale in questo campo è Natura 2000, una rete che comprende 26000 aree protette.

L’Unione è anche attiva sul fronte della protezione della salute umana, con iniziative per proteggere le risorse idriche e migliorare gli standard di qualità dell’aria. Il tutto per garantire ai cittadini europei un accesso sufficiente alle risorse idriche, un’efficace conservazione degli ambienti acquatici vulnerabili, nonché un soddisfacente livello di pulizia dell’aria, nel rispetto degli accordi internazionali presi.

Altro scopo dell’azione comunitaria è l’utilizzo razionale e sostenibile delle risorse naturali, perseguito tramite la formazione di un’opinione pubblica consapevole, di finanziamenti alla ricerca e dell’erogazione dei fondi pubblici per aiutare le imprese e gli Stati.




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