GIUSTIZIA E POLIZIA




Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza - Commissario: Věra Jourová (Repubblica Ceca – giustizia), Frans Timmermans (Olanda - per lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali)

La Cooperazione in materia civile

La creazione nel 1992 del terzo pilastro del Trattato di Maastricht (Giustizia e Affari Interni) e la progressiva integrazione nelle politiche dell’UE di aspetti relativi a questa materia, fino alla loro totale comunitarizzazione operata dal Trattato di Lisbona, hanno creato uno spazio di Libertà, Giustizia e Sicurezza dove è assicurata la libera circolazione delle persone, la prevenzione della criminalità e una protezione giuridica efficace.
Per quanto riguarda il primo aspetto di questa politica, cioè la cooperazione in materia civile, la nuova disciplina introdotta dal Trattato di Lisbona sancisce il principio del mutuo riconoscimento delle decisioni extra-giudiziali e giudiziarie tra gli Stati membri. Tale aspetto evidenzia come l’azione dell’Unione tenda al progressivo riavvicinamento e armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari prodotte negli Stati membri.
A tal fine possono venire adottate misure per l’esecuzione delle decisioni giudiziarie ed extra-giudiziali; per la notifica e la comunicazione di provvedimenti legali transnazionali; per agevolare la cooperazione nell’acquisizione delle prove; per un effettivo accesso alla giustizia; per l’eliminazione degli ostacoli allo svolgimento dei processi civili.

Rimane da sottolineare un aspetto: la regola della votazione a maggioranza qualificata prevista nella procedura legislativa ordinaria, non vale nel caso del diritto di famiglia. Per la delicatezza della materia, suscettibile di andare a toccare gli aspetti più intimi della cultura di un Paese membro, è previsto, infatti, il voto all’unanimità in Consiglio, previa consultazione con il Parlamento.

 

La Cooperazione in materia penale

Gli obiettivi dell’Unione in ambito di cooperazione in materia penale riguardano la definizione di norme per il riconoscimento comune di sentenze giudiziarie, la cooperazione tra le autorità giudiziarie, la risoluzione di conflitti di giurisdizione. Altro obiettivo è di riavvicinare le legislazioni nazionali; in questo caso, secondo le disposizioni del TFUE, bisogna distinguere tra norme di natura processuale e norme sostanziali. Nel primo caso possono venire introdotte norme in materia di ammissibilità delle prove, diritti della persona nella procedura penale e diritti delle vittime. Nel secondo caso, le materie oggetto di nuove disposizioni sono di maggiore gravità e presentano una dimensione transnazionale, come terrorismo, sfruttamento, corruzione, criminalità organizzata.

Data l’importanza della cooperazione in materia penale l’Unione Europea ha creato una serie di organi operativi. Il primo è Eurojust, un’unità creata nel 2002 con il compito di sostenere e potenziare il coordinamento tra due o più Paesi interessati da indagini contro la criminalità grave, che necessitano un’azione penale su basi comuni. Altro organo è la Procura europea, non ancora operativa, ma il cui compito sarà quello di individuare e condannare gli autori di reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione. Infine, va citata la Rete giudiziaria europea, creata nel 1998, il cui obiettivo è migliorare la cooperazione tra gli Stati membri nel campo della lotta a criminalità organizzata, corruzione e droga.
Permangono tuttavia alcune peculiarità come il potere d’iniziativa condiviso dalla Commissione con gli Stati membri (almeno un quarto di essi) e il controllo dei Parlamenti nazionali sulla attività di Eurojust e Europol (di cui si parla di seguito).

La cooperazione di polizia

Essa consiste nella collaborazione fra le autorità di polizia, delle dogane, e degli altri servizi incaricati dell’applicazione delle leggi.

Più importante meccanismo di cooperazione è l’EUROPOL, l’ufficio europeo di polizia istituito nel 1992, i cui compiti comprendono la raccolta e il trattamento delle prove, lo svolgimento delle indagini e delle altre azioni operative, le quali devono svolgersi con il consenso delle autorità dello Stato, o degli Stati sul cui territorio hanno luogo. Resta invece compito delle autorità nazionali l’applicazione di misure coercitive.

 




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