ECONOMIA




Dalla fondazione della CECA nel 1951, l’ambito di azione delle Istituzioni europee in campo economico è esponenzialmente aumentato. Se all’inizio comprendeva soltanto le risorse carbo-siderurgiche, oggi include una molteplicità di settori che non toccano solamente l’ambito economico, ma anche quello sociale, giuridico, monetario. Ciò si è tradotto nella progressiva standardizzazione e nella semplificazione di molti aspetti della vita e del lavoro dei cittadini europei. Per questo oggi si può affermare che in alcuni campi in tutta l'UE valgono le stesse regole.

La politica commerciale - Commissario: Cecilia Malmström (Svezia)

La politica commerciale, rientrante nel quadro delle competenze esclusive dell’Unione, ha come scopo l’integrazione di tutti i Paesi nel tessuto economico mondiale, attraverso la progressiva abolizione delle restrizioni agli scambi commerciali internazionali e agli investimenti esteri, ma anche la riduzione degli ostacoli doganali.

Essa svolge un ruolo fondamentale in seno all'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), dal momento che l’UE è la prima potenza commerciale. È la Commissione che, sulla base dei relativi mandati impartiti dal Consiglio ed in stretta consultazione con quest'ultimo, gestisce i vari strumenti della politica commerciale e negozia accordi commerciali con Stati terzi o Organizzazioni internazionali. Nel nuovo assetto delineatosi dal 2007 in avanti, sono stati accresciuti i poteri del Parlamento in questo settore, tramite la previsione di un quadro di attuazione della politica commerciale da realizzare mediante la procedura legislativa ordinaria.

Nell’ambito della politica commerciale europea è stata elaborata un'ampia gamma di strumenti quali l’uniformazione delle misure di liberalizzazione o la tariffa esterna comune, vale a dire l'applicazione di dazi doganali uniformi ai prodotti importati dai Paesi terzi a prescindere dallo Stato membro di destinazione. Sono anche previsti meccanismi di difesa commerciale come l'anti-dumping, cioè l’importazione di prodotti a prezzi volutamente troppo bassi da parte di paesi terzi, la politica anti-sovvenzioni, il regolamento sugli ostacoli al commercio e le misure di salvaguardia.

Riassumendo in breve, la politica commerciale dell’Unione prevede principalmente tre settori d’intervento principali:

1. Svolgere un ruolo attivo nei negoziati multilaterali condotti sotto l’egida dell’OMC;
2. Sviluppare relazioni commerciali bilaterali più intense con i singoli paesi e regioni e applicare misure unilaterali, come la connessione del trattamento preferenziale ai paesi in via di sviluppo;
3. Attuare una strategia per individuare e rimuovere barriere specifiche nei principali mercati di esportazione.

Al momento sono 4 i focus su cui la direzione generale (DG) Commercio si sta concentrando:

1) New trade strategy – Trade for all
2) TTIP
3) CETA
4) TiSA

La politica doganale - Commissario: Pierre Moscovici (Francia)

Per mezzo della politica doganale, è stata istituita un’unione doganale (operativa dal 1968) tra i membri dell’UE. Si definisce Unione doganale un’area commerciale unica, nella quale tutte le merci circolano liberamente, sia che siano state fabbricate nell’Unione europea o che siano importate da paesi terzi. Essa ha abolito i dazi doganali e qualsiasi tassa di livello equivalente tra i Paesi dell’Unione e ha creato un sistema uniforme di imposizione sulle importazioni. La sua dimensione interna ha perciò consentito la libera circolazione dei beni nel mercato interno; quella esterna l’istituzione di una tariffa doganale comune, sostituita nel 1988 con la Tariffa Integrata Comunitaria (TARIC).

Altre azioni in questo campo consistono nella collaborazione doganale tra i Paesi membri per il rafforzamento dell’Unione doganale, poiché si è reso necessario il potenziamento dei controlli alle frontiere esterne dell’Unione.

La TARIC è proposta dalla Commissione e approvata dal Consiglio a seguito di accordi tra le Istituzioni europee, e i suoi effetti possono essere ridotti mediante il sistema delle preferenze, vale a dire l’allentamento dei dazi nei confronti di Paesi terzi nel quadro di accordi commerciali o di associazione.
Sono anche previste delle deroghe alla politica doganale comune, nel caso vi siano fondati motivi di salute pubblica, ordine pubblico, pubblica sicurezza, tutela della salute, protezione del patrimonio artistico o della proprietà intellettuale.

L’Unione doganale è essenziale per un corretto funzionamento del mercato unico. Una volta sdoganate in uno Stato membro, le merci possono circolare liberamente all’interno dell’Unione, in virtù del fatto che tutti gli Stati membri applicano alle frontiere esterne le stesse norme in materia di protezione e di entrate doganali.

La nuova Unione Doganale Europea (CDU) mira ad agevolare gli scambi commerciali in Europa e proteggere maggiormente i consumatori da merci illegali e contraffatte e la sua regolamentazione normativa risale al 1992. Il 1° maggio 2016 è entrato in vigore il nuovo codice doganale n. 952/2013 dell’UE che sostituisce integralmente il previgente codice doganale comunitario e le relative disposizioni di attuazione. Il nuovo codice prevede l’introduzione di semplificazioni basate su una più intensa digitalizzazione del dialogo tra impresa e dogana, in modo da ridurre i tempi di sdoganamento e fornire anche all’utenza esterna la tracciabilità dell’intero ciclo di import/export e dello svolgimento dei controlli connessi.

Inoltre, fino al 1° maggio 2019 è previsto un periodo di “Reassessment”, vale a dire l’adattamento alle nuove disposizioni giuridiche, al fine di tutelare gli interessi legittimi degli operatori economici e di garantire la validità delle decisioni adottate e delle autorizzazioni rilasciate in vigenza della pregressa normativa doganale unionale.

La politica sulla concorrenza - Commissario: Margrethe Vestager (Danimarca)

Definita come la forma di mercato che favorisce l’efficienza produttiva e genera competitività, la concorrenza è uno tra i pilastri dell’attività dell’Unione europea.

Come per la politica doganale, in questo settore il ruolo fondamentale è svolto dalla Commissione, mentre il controllo giuridico viene esercitato dalla Corte di Giustizia.
Nello specifico, la politica sulla concorrenza comprende la legislazione antitrust, relativa agli accordi tra le imprese negli stessi mercati (trust orizzontali) o nella catena della distribuzione (trust verticali). Inoltre, è anche compresa una parte che riguarda la disciplina sugli aiuti di stato, un regolamento ad hoc sulle concentrazioni di aziende all’interno del mercato unico e l’abuso di posizione dominante in un mercato (Regolamento Merger del 1989). Quest’ultimo si verifica nel momento in cui la quota di mercato di un’impresa sia tale da impedire l’ingresso di altre aziende o quando l’impresa stessa utilizzi il proprio potere economico per eliminare o ridurre la concorrenza.

Per quanto riguarda i trust, sono vietati accordi tra imprese, associazioni di imprese e pratiche concordate che pregiudichino il funzionamento del mercato comune, tramite la fissazione dei prezzi, la determinazione delle quantità da vendere o la ripartizione dei mercati. Gli unici accordi permessi sono quelli che aumentano la produttività del settore in cui hanno luogo o che riguardano l’ambito di ricerca e lo sviluppo, dei cui effetti possano beneficiare i cittadini europei.

Sono proibiti, inoltre, gli aiuti di stato in qualsiasi forma, salvo alcune deroghe in caso di aiuti a carattere sociale, per la ricerca e sviluppo o per le regioni sottosviluppate. Tuttavia, per essere leciti devono sempre essere esaminati e approvati dalla Commissione europea.

Infine, per le concentrazioni di imprese non vige un divieto assoluto. Infatti, queste, oltre a poter essere ammesse nei casi deroga sopra descritti, possono non costituire un intralcio allo svolgimento della libera concorrenza. Anche per le concentrazioni vi è una procedura di approvazione simile a quella in vigore per gli aiuti di stato.

Nel caso vengano rilevate infrazioni alle norme sopra descritte, si procede con l’imposizione di multe che possono arrivare fino al 10% del fatturato complessivo dell’azienda, il cui ricavato viene destinato a finanziare il bilancio europeo.

Casi recenti

Nel 2014 la Commissione ha comminato alla società farmaceutica francese Servier e ad altri 5 produttori di farmaci generici una multa di quasi 430 milioni di euro per aver concluso una serie di accordi per proteggere il farmaco più venduto contro l'ipertensione, a base di perindopril, della Servier dalla concorrenza sui prezzi da parte di altri generici nell'UE.

Negli ultimi anni, la Commissione ha adottato diverse decisioni in merito contro banche come Barclays, Deutsche Bank, RBS, Société Générale, UBS, Citigroup e JPMorgan. Le multe sono ammontate complessivamente a 1,8 miliardi di euro (alcune banche hanno ottenuto una riduzione per aver collaborato nelle indagini e accettato di comporre la controversia).

Inoltre, con il comunicato del 30 agosto 2016, la Commissione UE ha reso noto le conclusioni a cui è pervenuta sul caso del gruppo Apple. Nello specifico, la Commissione ritiene violata la normativa in tema di “aiuti di Stato” in seguito della concessione – da parte dell’Irlanda – di vantaggi fiscali indebiti a favore di due società del gruppo Apple, così da aver determinato una distorsione della concorrenza. Ciò ha determinato una condanna ad Apple pari a 13 miliardi di euro, per violazione delle norme UE sulla concorrenza.

La Politica Agricola Comune - Commissario: Phil Hogan (Irlanda)

La PAC, o Politica Agricola Comune, una delle primissime politiche della CEE e ancora oggi una delle più importanti, si pone come obiettivo - sin dalla sua creazione avvenuta in un’Europa che usciva da due conflitti mondiali - di ripristinare i livelli della produzione agricola per raggiungere l’autosufficienza alimentare, modernizzare l’agricoltura e migliorare le condizioni di vita di quanti vivevano nelle campagne.

Per questo scopo, sono stati adoperati strumenti quali i sussidi alla produzione e l'acquisto delle eccedenze per sostenere i prezzi. Questi metodi appartengono ormai al passato, anche se tuttavia vengono ripresi in casi eccezionali, come catastrofi naturali, epidemie che colpiscono il bestiame o squilibri nei mercati mondiali.

Oggi la PAC si propone di offrire ai consumatori europei prodotti dagli elevati standard di sicurezza e qualità; di tutelare il benessere dei capi di bestiame e degli animali; di consentire uno sviluppo sostenibile delle zone rurali; di incrementare la produzione e la produttività dell’agricoltura; stabilizzare i mercati, garantire gli approvvigionamenti e garantire prezzi ragionevoli ai consumatori.

A questo scopo sono stati approntati una serie di strumenti quali le Organizzazioni Comuni di Mercato (OCM), che hanno il compito di regolamentare i prezzi, sovvenzionare la produzione se necessario, distribuire i prodotti e creare delle scorte, ma anche stabilizzare le importazioni e le esportazioni.

Altro strumento è poi la politica strutturale, che coordina il processo di adeguamento delle strutture agricole (tecniche di produzione, dimensioni delle aziende, formazione professionale degli agricoltori ecc.).

Ci sono anche interventi rivolti agli Stati membri, tramite i quali vengono fissati prezzi europei per i prodotti, al fine di garantire un salario minimo al produttore e ottenere una produzione comune verso l’estero; come pure interventi che riguardano i Paesi terzi con la fissazione di un prezzo soglia al di sotto del quale le importazioni da Paesi terzi non sono ammesse, per disincentivare la vendita di beni a prezzi molto inferiori a quelli del mercato europeo.

La politica agricola comune è la più integrata di tutte le politiche dell'UE ed è quindi naturale che assorba buona parte del suo bilancio. Tuttavia, negli ultimi anni la percentuale del bilancio europeo assorbita dalle spese agricole è scesa moltissimo, e la quota della spesa agricola sul bilancio dell'UE è calata drasticamente dai livelli degli anni Settanta, in cui era attorno al 70%, a circa il 38% attuale

La politica agricola è tuttavia da diverso tempo oggetto di critiche per gli effetti negativi che può avere su paesi terzi e perchè destina troppe risorse ad un settore che contribuisce relativamente poco al PIL dei paesi membri. 

La Politica sulla pesca - Commissario: Karmenu Vella (Malta)

Tra i prodotti rientranti nella PAC vi sono indicate anche le risorse ittiche, anche se la politica della pesca persegue obiettivi ed esigenze proprie quali la gestione e la conservazione delle risorse ittiche e l’accesso unanime alle zone di pesca europee. La necessità di finanziare queste iniziative ha condotto alla creazione di un Fondo europeo per la pesca (FEP) nel 2008. Tuttavia, fin dagli anni Settanta furono elaborate le prime norme comuni in materia di pesca, che si proponevano di delegare alla CEE la difesa degli interessi ittici dei Paesi europei, la loro rappresentanza nelle conferenze internazionali in materia, nonché l’adeguamento alle nuove consuetudini create dal diritto del mare, come la Zona Economica Esclusiva, che impone lo sfruttamento delle risorse marine fino ad un limite di 200 miglia marine dalla linea di base degli Stati costieri. Attualmente la cooperazione ittica prevede conservazione e limitazione dell'impatto della pesca sull'ambiente per proteggere le risorse ittiche, regolamentando le quantità di pesce catturato in mare e garantendone la riproduzione, ma anche adeguando le infrastrutture e la gestione delle flotte ai vincoli imposti dalla scarsità delle risorse e dal mercato. Sono anche previsti accordi di partenariato per la pesca con Paesi terzi, specie quelli mediterranei, e negoziati a livello internazionale nell'ambito delle organizzazioni regionali e internazionali, al fine di stabilire misure comuni di conservazione per l'attività in alto mare.

Per la programmazione 2014-2020 la Commissione ha proposto di creare il FEAMP (Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca) da sostituire all'attuale FEP, che integrerà in un unico strumento la gestione dei finanziamenti per la pesca e l'acquacoltura e quelli relativi agli affari marittimi più in generale. Lo strumento dovrà spingere gli operatori del settore a ridurre lo sfruttamento delle risorse e l'impatto sugli ecosistemi marini, in linea con la riforma della politica comune della pesca approvata dalla Commissione nel luglio 2011. La riforma ha, inoltre, introdotto dal 2015 l’obbligo giuridico di contenere la pesca di ciascuna specie ittica al di sotto del suo tasso di riproduzione, in modo da garantire la sostenibilità della pesca.

La Politica dei trasporti - Commissario: Violeta Bulc (Slovenia)

La politica europea dei trasporti riguarda i vettori su strada, su rotaia e per vie navigabili, e, in alcuni casi, la navigazione aerea e marittima.

Nella pratica, questa definisce le norme comuni applicabili ai trasporti internazionali che viaggiano all’interno del territorio dell’Unione, le condizioni per l’ammissione dei veicoli e le misure per migliorare la sicurezza dei trasporti.

I principi cui si ispira la politica dei trasporti proibiscono qualunque discriminazione nell’applicazione di prezzi o condizioni differenti per le stesse categorie di trasporti, vietano la protezione di una o più industrie o settori particolari e prevedono una clausola di astensione dall’applicazione di misure più restrittive nei confronti di vettori degli Stati membri rispetto ai mezzi di trasporto nazionali.

Per poter sfruttare nel miglior modo la creazione del mercato comune e l’assenza di frontiere tra gli Stati membri, l’Unione promuove la creazione di infrastrutture e reti trans-europee (Trans European Networks - TENs) nei settori dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni. Questa particolare iniziativa mira a collegare tutte le regioni dell’Unione, particolarmente le regioni centrali con quelle periferiche, e viene costantemente rafforzata mediante l’armonizzazione di norme tecniche, l’erogazione di finanziamenti per progetti per migliorare la mobilità tra i Paesi membri, e la cooperazione con altri Paesi.

Una forma di trasporto poco utilizzata ma dotata di grandi potenzialità è costituita dalle vie navigabili interne: tramite il programma NAIADES, l'Unione cerca di promuovere questo tipo di trasporto, il più sostenibile fra le modalità di trasporto via terra. Secondo le Commissione, lo sviluppo del trasporto tramite le vie interne comporterebbe sia una riduzione dei costi sia un incremento dell'occupazione nel settore.

Cos'è il corridoio 5?

Il corridoio 5 costituisce usando le parlode dell'allora Vice-Ministro italiano alle infrastrutture Ugo Martinat “un asse destinato a portare sviluppo dove c'è degrado, comunicazione dove c'è desolazione, mercato dove c'è bisogno”. Esso costituisce la concretizzazione dell'idea di rete transeuropea. Si tratta di una linea di comunicazione che collega Lisbona a Kiev, toccando Madrid, Barcellona, Lione, Torino, Venezia, e Budapest. Sarebbe limitativo definirla “strada”; sarà infatti un grande flusso da gestire con strade, ferrovie, vie d'acqua ed aeree, con reti virtuali, fasci di fibre ottiche per le telecomunicazioni e infrastrutture logistiche, con l'individuazione di spazi di stoccaggio delle merci ed altre necessità da destinare alle industrie e commerciali.

In cosa consiste il programma Marco Polo?

Il programma Marco Polo è nato proprio con l'obiettivo di favorire l'integrazione dei diversi sistemi delle reti di trasporti dei diversi Paesi membri. Il programma mira altresì a ridurre la congestione delle infrastrutture stradali, trasferendo una parte del traffico merci dalla strada verso la navigazione marittima a corto raggio, la ferrovia e la navigazione interna (fiumi e laghi).

A proposito della realizzazione dei suddetti progetti, particolarmente importante è il ruolo attribuito alla Banca Europea per gli Investimenti (BEI), che può accrescere la quota dei prestiti a sostegno dei progetti, nonché alla mobilitazione del capitale privato attraverso schemi di partenariato pubblico/privato (PPP).

Infrastrutture e finanziamento

A gennaio 2014, l'UE ha adottato una nuova politica per le infrastrutture di trasporto che collegherà l'est e l'ovest, il nord e il sud del continente. L'obiettivo è creare i collegamenti mancanti fra le reti di trasporto nazionali, eliminare le strozzature che ancora ostacolano il buon funzionamento del mercato unico e superare gli ostacoli tecnici, fra cui l'applicazione di standard incompatibili per il traffico ferroviario.

Finanziata dal meccanismo per collegare l'Europa con un bilancio 26 miliardi di euro fino al 2020, la nuova politica trarrà benefici anche dal piano di investimenti su tre anni della Commissione per sbloccare investimenti pubblici e privati per almeno 315 miliardi di euro entro fine 2017.

 




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