UN PARLAMENTO PIU' GLOBALE. IL PE E LE ALTRE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI




Successivamente all'avvento della globalizzazione, il Parlamento europeo si è trovato a confrontarsi con una realtà internazionale che è diventata e diventerà sempre più complessa con il passare del tempo. Un mondo polarizzato, governato a diversi livelli e in cui operano molteplici attori politici e regolatori, sta creando direttamente o indirettamente un contesto sempre nuovo in cui il Parlamento è chiamato ad operare.

Cambia il contesto e mutano anche gli strumenti di cui l'organo si deve dotare per fronteggiare le sue nuove sfide. Tra le principali si possono annoverare: i cambiamenti demografici in Europa, l'avvento della cosiddetta democrazia digitale e la necessità di trovare nuove soluzioni per la gestione di crisi che, in ragione della crescente interdipendenza tra le varie aree del mondo, non riguardano più soltanto l'Unione europea ma si ripercuotono anche sugli altri Paesi e viceversa.

Una realtà più complessa è, per definizione, una realtà più incerta e che rende più difficile agire in anticipo per prevenirne o evitarne i rischi. Per continuare a operare in maniera rilevante sullo scenario istituzionale, le istituzioni europee dovranno migliorare la propria capacità di reazione di fronte agli imprevisti. L'azione dell'Unione europea, infatti, è spesso appesantita da procedure legislative troppo macchinose, nelle quali la tempestività dell'intervento finisce per essere soffocata. Agire più velocemente, inoltre, consentirebbe all'Unione europea di riguadagnare quella credibilità che, troppo spesso ultimamente, finisce per essere messa in discussione.

Per il 2025, il Parlamento europeo si propone, a sua volta, di aumentare la propria flessibilità proprio a questo riguardo.

Per incrementare la propria velocità di azione, entro il 2025 il Parlamento ha in programma di:
- potenziare la cooperazione a monte con le altre istituzioni internazionali ed anche con quelle europee in modo tale da accorciare i tempi dei suoi processi legislativi;
- introdurre cambiamenti istituzionali che consentano di rafforzare le coalizioni, per facilitare il raggiungimento di compromessi o raggiungere più facilmente il consenso, attraverso la creazione di liste transnazionali che incentivino la convergenza di idee e valori;
- avvalersi della nuova tecnologia per accelerare il flusso di informazioni e, per questa via, abbreviare la durata del ciclo decisionale.

Inoltre, come conseguenza della natura inter-istituzionale del processo decisionale dell'UE si riduce il peso dei partiti politici e dei gruppi politici all'interno del Parlamento europeo, rispetto a quanto, invece, avviene a livello nazionale. Questo comporta consensi più instabili, che poggiano su compromessi ad hoc raggiunti tra coalizioni altamente variabili all'interno del Consiglio dei Ministri, della Commissione e del Parlamento, a seconda della questione e dei gruppi politici coinvolti. Anche l'aver meglio chiarito le rispettive competenze tramite il Trattato di Lisbona non ha alterato questa caratteristica, propria dei processi decisionali dell'UE. 

Per alcuni, il fatto che i partiti parlamentari del PE siano meno ideologizzati rappresenta un fattore di debolezza. Per altri, invece, la maggiore interdipendenza che esiste nel Parlamento europeo rispetto alla rigida disciplina che prevale in quelli nazionali è capace di creare un surplus democratico all'interno dell'UE, dal momento che un consenso raggiunto sulla sostanza della questione, piuttosto che su basi meramente ideologiche è la prova che la forma democratica dell'Unione europea dà buoni frutti.

Tuttavia, coloro che auspicano una maggiore capacità di reazione del Parlamento, non mancano di sottolineare che quest'ultimo si deve confrontare con due forme di frammentazione che interessano il contesto globale. La prima di queste due forme è rappresentata dalla frammentazione del governo finanziario ed economico, che interessa un gran numero di vertici e fora istituzionali, nei quali gli Stati membri dell'UE non ricevono uguale trattamento. Ad esempio, affinché il G20 abbia un ruolo incisivo è necessario che, indipendentemente da quali siano i “20” grandi, si passi presto a una rappresentanza unitaria dell’UE, senza protagonismi da parte di rappresentanti dei Paesi membri più importanti. L’Unione europea rappresenta un attore importante della governance economica mondiale, ma, affinché possa continuare a giocare tale ruolo, deve riformare il proprio governo. 

In secondo luogo, il Parlamento europeo è chiamato a confrontarsi con la frammentazione della regolamentazione tra diversi livelli: globale, europeo, regionale e nazionale e, nel porsi di fronte a questo problema, deve saper far fronte al maggior peso degli attori della scena politica esterni al Parlamento, per evitare che i gruppi politici ne subiscano le pressioni e che vengano messi a rischio la coerenza nella formulazione delle decisioni e il corretto funzionamento dell'istituzione.

Per reagire proattivamente a queste sfide, il Parlamento si sta preparando, individuando quelle che sono le sue priorità in termini di politiche da seguire al fine di apportare aggiustamenti alle strutture amministrative e ai suoi processi interni.

Le principali sono le seguenti:
-  creare regole comuni sui vari aspetti del mercato interno più durature, chiare, comprensibili
- potenziare la trasparenza nello svolgimento della propria attività di regolamentazione, diventando il centro della vita democratica dei cittadini
- difendere il principio di sussidiarietà e rifiutare la propria competenza quando l'intervento dell'UE in un determinato settore non apporterebbe un effettivo valore aggiunto. Tale rifiuto dovrebbe risultare da una valutazione dello stesso Parlamento ed essere il risultato di un dibattito democratico.
- prendere in considerazione gli input non soltanto dei Parlamenti nazionali, ma anche del settore privato che sono coinvolti dai regolamenti che il Parlamento europeo è chiamato ad adottare
- valutare ex post l'impatto e la compatibilità della propria attività, con particolare attenzione al momento successivo alla propria attività regolatoria, quando entrano in gioco anche gli interventi della Commissione e del Consiglio
- diventare il campo di sperimentazione per nuovi modi di regolamentare e di fare politica attraverso la tecnologia e la partecipazione dei cittadini.

 

 

 

 




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