LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA




La composizione

La Corte di giustizia dell’Unione europea è l’istituzione alla quale è demandato il controllo giurisdizionale sui comportamenti degli Stati membri e delle Istituzioni comunitarie in merito al rispetto dei Trattati. Attraverso la sua interpretazione del diritto dell'UE, si pronuncia sui ricorsi presentati da uno Stato membro o da un’Istituzione, nonché su richiesta dei tribunali nazionali (rinvio pregiudiziale).

La Corte è composta da un giudice per paese membro, che siede a titolo individuale, e da otto avvocati generali. Essa ha sede a Lussemburgo. Giudici e avvocati sono eletti dagli Stati membri, previa consultazione di un comitato e per un mandato di sei anni rinnovabile, tra le personalità che offrano garanzia di indipendenza e comprovata affidabilità.

Il Presidente della Corte è eletto tra i giudici per tre anni rinnovabili e dirige l’attività sia giuridica che amministrativa della Corte.

Gli avvocati generali hanno il compito di presentare pubblicamente conclusioni scritte nelle cause trattate dinanzi alla Corte, in completa indipendenza rispetto alle parti e nell’interesse dell’Unione. Queste figure sono molto importanti, soprattutto quando la Corte esamina materie nuove, poiché gli avvocati generali sintetizzano la materia. All’interno della Corte c’è anche un Cancelliere, eletto per sei anni con funzioni giudiziarie, amministrative e finanziarie, poiché cura la gestione della Corte. Normalmente, la Corte si riunisce in seduta plenaria, oppure in sezioni composte da undici (grande sezione), cinque o tre giudici.

Le funzioni

Il compito della Corte è di assicurare l’applicazione e il rispetto del diritto, nonché la sua interpretazione uniforme all’interno del territorio dell’Unione europea. Per svolgere queste funzioni, alla Corte compete l’esame dei ricorsi in materia di inadempimento degli Stati e i ricorsi per il risarcimento dovuto dall’UE in alcune materie. Controlla poi la legittimità degli atti dell’Unione e il comportamento delle Istituzioni, rilevandone infrazioni o omissioni. Infine, si pronuncia sui ricorsi che le sottopongono gli organi giurisdizionali degli Stati membri (ricorso pregiudiziale). Inoltre, altre funzioni minori riguardano la soluzione delle controversie tra l’UE e i suoi agenti, o ricorsi contro sanzioni pecuniarie previste in atti comunitari.

Gli atti dell’Unione europea

I Trattati europei non si limitano a enunciare i principi fondanti dell’UE o le competenze delle Istituzioni. Essi prevedono anche dei meccanismi per la creazione di nuove norme da applicare in tutti gli Stati membri. E' poi su questi atti, inseriti nel diritto derivato, che si fonda buona parte delle attività della Corte di giustizia.

Questi si dividono a loro volta in atti vincolanti (regolamenti, decisioni, direttive) e non vincolanti (raccomandazioni e pareri).

I regolamenti, che rappresentano l’equivalente europeo delle leggi nazionali, sono atti di portata generale, nel senso che si rivolgono alla totalità dei soggetti. Sono inoltre obbligatori, nel senso che i destinatari sono tenuti ad applicarli integralmente. Infine, il regolamento è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, cioè crea diritti ed obblighi direttamente, senza che il paese debba adattarlo al diritto interno.

Le decisioni sono atti obbligatori come i regolamenti e sono anch’esse direttamente applicabili. La differenza risiede nel fatto che la decisione si rivolge a destinatari ben precisi e definiti. In questo senso esse possono essere paragonate ai procedimenti amministrativi propri degli Stati nazionali.

La direttiva, infine, impone allo Stato membro un risultato da raggiungere, lasciandolo libero di adottare i mezzi che ritiene più consoni. Come gli altri due atti, la direttiva ha natura obbligatoria, ma solo per quanto riguarda il fine da conseguire. Viene fissato dalle Istituzioni comunitarie un termine ultimo per l’adempimento della direttiva e obbligo dello Stato nel periodo di adattamento del diritto interno ai vincoli comunitari è quello di operare in buona fede, senza compromettere il risultato ultimo stabilito dalla direttiva. Di questo strumento ci si è soprattutto serviti per armonizzare tra loro le legislazioni nazionali.

Per quanto concerne gli atti non obbligatori, le raccomandazioni hanno lo scopo di invitare gli Stati membri a conformarsi a un certo comportamento, mentre i pareri sono atti tramite i quali gli organi europei fanno conoscere il loro punto di vista rispetto una specifica questione. Pur senza essere vincolanti, la Corte ha riconosciuto che tali atti vanno tenuti in considerazione per interpretare correttamente norme nazionali o atti comunitari.

La tutela giurisdizionale

Il sistema di garanzia dell’UE prevede l’intervento diretto della Corte nei casi di comportamenti non conformi degli Stati membri o delle Istituzioni comunitarie. Nel primo caso, il ricorso può essere avviato dalla Commissione, nell’esercizio del proprio potere di controllo, o da uno Stato membro, qualora riconosca una violazione degli obblighi dei Trattati da parte di un altro Stato. La sentenza della Corte è di puro accertamento, nel senso che non può indicare le misure per far cessare la violazione. Si limita a costatarla e basta.

Nel caso di errori da parte delle Istituzioni comunitarie nell’emanazione degli atti, la Corte esercita su questi un controllo di legittimità, nel senso che, se essi sono illegittimi, ha la facoltà di annullarli. Qui, il ricorso alla Corte può essere promosso da Istituzioni comunitarie diverse da quella che ha emanato l’atto contestato o dalle persone fisiche e giuridiche lese da esso.

Infine, vi è la possibilità di un intervento diretto dei giudici di Lussemburgo, qualora vengano sollecitati dai tribunali nazionali. Questo è il caso del rinvio pregiudiziale, che si verifica quando un giudice nazionale reputi necessario l’intervento della Corte per poter decidere del caso in esame. Peraltro questa iniziativa del giudice interno è facoltativa se egli è un giudice non di ultimo grado, mentre è obbligatoria nel caso in cui lo sia (per esempio in Italia la Corte di Cassazione). Una volta che la Corte si è espressa il giudice nazionale dovrà seguirne la pronuncia e disapplicare, se necessario, la norma interna illegittima.

Il Tribunale di primo grado

Per coadiuvare la Corte di giustizia nell'esame del gran numero di cause proposte e per offrire ai cittadini una maggiore tutela giuridica, è stato creato nel 1988, su domanda della Corte e con decisone del Consiglio, il Tribunale di primo grado. Esso è competente per tutti i ricorsi proposti da soggetti diversi dagli Stati e dalle Istituzioni comunitarie. Consta di 27 giudici non assistiti da un avvocato generale, a meno di una formale richiesta.

Tutte le cause decise in primo grado dal Tribunale possono essere impugnate dinanzi alla Corte di giustizia, entro un termine di due mesi, nel caso sussistano rischi per la coerenza e l’unità del diritto comunitario. Le controversie tra l’UE e i suoi dipendenti sono ora riservate al Tribunale della Funzione Pubblica.

I rapporti con il Parlamento europeo

Come un qualunque giudice ordinario, la Corte esamina gli atti legislativi adottati dal PE (ma anche dalle altre Istituzioni), al fine di valutarne la correttezza e la legittimità. Per questo motivo si può dire che l’attività del PE sia sottoposta al vaglio di legittimità della Corte. Inoltre, il Parlamento può anche adire la Corte stessa quando giudichi il comportamento di un altro organo europeo non conforme ai fini dei trattati. Infine, il PE può richiedere un parere ai giudici circa la compatibilità di un’intesa stipulata con le disposizioni dei Trattati.

 

 




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