LA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI: DA NIZZA A LISBONA




I Trattati del 1957 non contengono disposizioni sui diritti umani come quelle presentate da altre Istituzioni internazionali (v. la CEDU per il Consiglio d’Europa). Le sole libertà tutelate sono quelle strumentali a garantire il raggiungimento dello scopo dei Trattati, cioè il mercato interno. 

Vi era il timore che dare alle Comunità la capacità di incidere in questo ambito della sovranità statale avrebbe conferito loro un potere quasi illimitato. Questa impostazione di fondo si rifletteva nell’applicazione del diritto comunitario da parte della Corte di giustizia. Essa, infatti, nei primi anni di attività si era pronunciata affermando la propria incompetenza a giudicare di diritti umani e l’irrilevanza di quelli tutelati nelle Costituzioni degli Stati nazionali, dal momento che non facevano parte del corpus di norme comunitarie. 

Negli anni Settanta, in linea con l’evoluzione del diritto comunitario, la Corte cambia indirizzo e giunge ad affermare che i diritti fondamentali - come indicati nelle Costituzioni statali e nella CEDU, costituiscono dei principi giuridici generali di cui garantisce il rispetto. In questo modo, la Corte  è la prima istituzione ad espandere le sue competenze nell'ambito dei diritti fondamentali. Solo nel 1977 si assiste a una dichiarazione comune di Commissione e Consiglio nella quale viene sancito, nei rispettivi campi di azione, il rispetto dei diritti umani.

Nel Trattato di Maastricht troviamo la prima esplicita inclusione dei diritti fondamentali come principi generali del diritto comunitario, anche se non ne viene fornito un elenco esaustivo. E' solo con il Consiglio europeo del 1999 che si decide finalmente la creazione di uno specifico catalogo di diritti fondamentali, tramite l’incarico assegnato ad un'apposita Convenzione, formata da 62 rappresentanti dei parlamenti nazionali, del Parlamento europeo, della Commissione e dei capi di Stato e di Governo. Il prodotto dei lavori della Convenzione è la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, adottata durante il Consiglio europeo di Nizza del 2000.

Pur non avendo in origine alcun valore giuridico vincolante, la Carta costituisce un documento essenziale per la protezione dei diritti fondametali a livello comunitario. I modelli cui si ispira sono quelli delle carte costituzionali degli Stati membri, della Convenzione CEDU e della Carta sociale europea, redatte nell’ambito del Consiglio d’Europa, nonché delle pronunce della Corte di giustizia. La Carta protegge dverse tipologie di diritti: non solo i diritti civili e politici, economici e sociali, ma anche diritti relativi all’ambiente, alla protezione dei dati personali e alla bioetica. 

Infine la svolta nel riconoscimento e protezione dei diritti fondamentali a livello europeo avviene nel 2009 con l'adozione del Trattato di Lisbona, il quale riconosce alla Carta valore giuridico vincolante, pari a quello dei Trattati. 

Il Parlamento ha adottato la Carta come punto di riferimento per i suoi rapporti annuali sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione, per i quali si avvale della rete di esperti indipendenti in questo ambito, creata appositamente dalla Commissione, su richiesta dell'organo assembleare.




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