CONOSCI L'AGENZIA EUROPEA DEI DIRITTI FONDAMENTALI (FRA - Fundamental Rights Agency)?




L'opportunità di creare un'agenzia per il monitoraggio dello stato dei diritti fondamentali è stata presa in considerazione per la prima volta durante il Consiglio europeo di Colonia del 3 e 4 giugno 1999. Mentre la Carta dei diritti fondamentali veniva proclamata a Nizza nel 2000, l'agenzia che avrebbe dovuto svolgere un compito di prevenzione e promozione del rispetto dei diritti previsti dalla Carta è rimasta per diverso tempo inattuata. Soltanto nel dicembre del 2003, a seguito del Consiglio europeo di Bruxelles, viene annunciata a sorpresa l'intenzione di trasformare l'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia, con sede a Vienna, in un'agenzia indipendente avente il compito di raccogliere ed analizzare i dati in questo settore, per definirne la relativa politica. Nel 2005, il Parlamento europeo ha chiesto con una risoluzione alla Commissione di formulare una proposta legislativa, che ha trovato poi concreta realizzazione nel Regolamento del Consiglio n. 168/2007, istitutivo dell'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali.

Logo e sede della FRA a Vienna

L'agenzia è formata da un Consiglio di amministrazione, i cui membri sono due rappresentanti della Commissione e personalità indipendenti nominate da ciascuno Stato membro e dal Consiglio d'Europa; sono, inoltre, presenti un Ufficio di presidenza e un Comitato scientifico, composto da personalità particolarmente qualificate nel settore dei diritti fondamentali, nominate dal consiglio di amministrazione, dopo essersi consultato con la Commissione del Parlamento europeo competente in materia. Oltre alla presenza di funzionari nazionali di collegamento, sono previste forme di cooperazione con le istituzioni nazionali di difesa dei diritti umani e con l'OSCE e l'ONU e il Consiglio d'Europa, con il quale è stato sottoscritto un accordo apposito nel 2008. Uno dei primi problemi da affrontare, infatti, era rappresentato proprio dall'eventualità che le rispettive funzioni e attività dei due organismi si sovrapponessero. Tuttavia, molte delle reciproche diffidenze ora possono dirsi superate ed hanno aperto spazi per una collaborazione costruttiva ciascuno nei propri ambiti di riferimento: l'attività del Consiglio d'Europa è, infatti, confinata al campo di applicazione della CEDU e quella dell'agenzia rimane ancorata al più ampio quadro previsto dalla Carta di Nizza.

L'agenzia ha stabilito, altresì, una vera e propria rete di cooperazione con la società civile, la cd. Piattaforma dei diritti fondamentali, costituita da organizzazioni non governative, sindacati e associazioni dei datori di lavoro, ONLUS, Università ed esperti del settore che, avendo aderito a un bando pubblicato dalla stessa agenzia annualmente, hanno preso parte alla formulazione del programma di lavoro annuale e contribuito alla realizzazione delle azioni necessarie a dar seguito alla relazione che l'agenzia pubblica ogni anno.

I rapporti dei primi due anni, 2007 e 2008, come era ragionevolmente prevedibile, hanno interessato il medesimo ambito di attività del precedente osservatorio: il razzismo e la xenofobia, dal momento che l'agenzia aveva a disposizione la sola rete di monitoraggio dell'osservatorio, la rete raxen (rete europea di informazione sul razzismo e la xenofobia), presente in maniera capillare in tutti gli Stati membri attraverso i propri national focal points.

Successivamente, una volta divenuti operativi tutti gli organi dell'agenzia, quest'ultima ha provveduto ad assumere nuovi esperti e docenti in materia di diritti umani, assorbendo anche la precedente rete di personalità indipendenti creata dalla Commissione, ed ha creato la rete Fralex (nome derivante dalla sigla inglese FRA). Questa seconda rete di esperti ha permesso all'agenzia di spingersi in analisi comparative e nella redazione di studi di approfondimento e rapporti tematici, consentendole di emanciparsi dal titolo di semplice successore dell'osservatorio e di essere investita di nuove funzioni che l'hanno portata ad assumere le sembianze di un organismo capace di analisi critica e di fornire i pareri richiesti dalle altre istituzioni. Ad esempio, tra il 2008 e il 2009 è stato pubblicato dall'Agenzia un rapporto in due parti (una sugli aspetti giuridici, l'altra sugli aspetti sociali) in materia di omofobia e di discriminazione fondata sull'orientamento sessuale. L'agenzia ha, inoltre, emesso per la prima volta un parere nel corso di una procedura legislativa, in relazione alla proposta di decisione quadro sull'uso dei dati personali dei passeggeri, nell'ottobre 2008. Come previsto dal regolamento, i pareri possono essere emessi dall'Agenzia solo su richiesta dell'istituzione interessata.

Nonostante l'efficienza operativa dell'organismo conosca progressivi miglioramenti, il problema di come individuare l'ambito della sua azione rimane irrisolto. L'intento sottostante alla creazione dell'Agenzia consisteva nel voler assicurare agli Stati membri un'ulteriore garanzia rispetto a quanto stabilito dagli artt. 6 e 7 del TUE, ossia la previsione dei diritti umani come valori fondanti e la procedura per sanzionarne le violazioni. Tuttavia, nel regolamento istitutivo il Consiglio ha confinato le funzioni dell'organismo a quelle di assistenza e consulenza nell'attuazione del diritto comunitario, escludendo così un'espressa funzione di controllo e, soprattutto, qualsiasi incidenza della sua attività nel settore della cooperazione giudiziaria penale e di polizia, il vecchio terzo pilastro. L'unica forma di controllo indiretto discende dall'attività di monitoraggio ereditata dall'Osservatorio, che presuppone lo svolgimento di indagini mediante le quali esercitare una certa pressione sugli Stati membri. Inoltre, la più lampante tra le limitazioni dell'Agenzia, consiste nel fatto che, pur essendo formalmente indipendente, i settori della sua attività sono definiti in quadro pluriennale adottato dal Consiglio. Di conseguenza, i governi degli Stati membri ogni cinque anni stabiliscono di che cosa l'organismo si può occupare e di che cosa no. Per il periodo 2007-2012, ad esempio, sono stati esclusi dal suo ambito di attività i diritti sociali.

Con il Trattato di Lisbona, l'eliminazione dei tre pilastri ha consentito all'Agenzia di ampliare il proprio raggio di azione anche nel settore in cui i diritti fondamentali appaiono più a rischio, quello della cooperazione giudiziaria in materia penale e di polizia. Ma tutto ciò non è comunque sufficiente. Il suo ruolo va ripensato in termini di funzione di controllo e alla luce anche dell'efficacia vincolante e analoga a quella dei Trattati riconosciuta alla Carta dei diritti fondamentali. In particolare, va meglio salvaguardata la dichiarata indipendenza dell'Agenzia dalle ingerenze degli Stati membri e potenziata la cooperazione di questa con altri organi, agenzie e strutture dell'UE che operano in ambiti delicati che attengono ai diritti umani, quali Frontex o Europol. Tale ripensamento dovrebbe coinvolgere anche l'attuale assetto dell'Agenzia che risulta fortemente burocratizzato e, ad oggi, attribuisce al direttore la responsabilità ultima dei rapporti e dei pareri. Per funzionare più stabilmente e in maniera più efficiente, l'Agenzia dovrà orientarsi verso metodi di lavoro più trasparenti e ispirati alla collegialità.

Per il periodo 2013-2017, il Consiglio ha stabilito che l'azione dell'Agenzia si concentrerà sui seguenti ambiti:

  1. Accesso alla giustizia e le vittime di reati

  2. Rispetto per la vita privata e la protezione dei dati personali

  3. Integrazione dei rom

  4. Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale

  5. Diritti del minore

  6. Discriminazioni fondate sulla razza, il colore, l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, l’opinione politica o di qualunque altro genere, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, la proprietà, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale

  7. Immigrazione e integrazione dei migranti, i controlli di frontiera e i visti, l’asilo

  8. Razzismo, xenofobia e l’intolleranza ad essi associata

Per maggiori informazioni consultare il sito web della FRA:

http://fra.europa.eu/it

 




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