UN'EUROPA CON PIU' ABILITA'




Il tema della disabilità ha cominciato a costituire oggetto di intervento da parte delle Comunità europee tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Ciò avvenne dapprima attraverso programmi specifici utilizzabili anche per attività nell’ambito delle tecnologie applicate, della promozione degli artisti disabili e, nell’ambito del fondo sociale europeo, attraverso progetti legati all’inserimento lavorativo (ad esempio il programma OCCUPAZIONE) poi sfociato nel programma PROGRESS, che è stato attivo dal 2008 al 2013.

Attualmente PROGRESS è stato inglobato, insieme ad altri due programmi, EURES e Progress Microfinance, formando, dal gennaio 2014, i tre assi di EaSI - il programma per l'occupazione e l'innovazione sociale. La dotazione finanziaria complessiva per il periodo 2014-2020 è di 919 469 000 euro in prezzi 2013.

Tuttavia, è soltanto attraverso i programmi HELIOS I e HELIOS II attuati nel corso degli anni Novanta che si è delineata una vera e propria strategia europea in materia di disabilità, la quale fa riferimento ai principi ispiratori della tutela dei diritti dei disabili prevista nell’ambito delle Nazioni Unite.

In particolare, all’interno del programma HELIOS II, è stato costituito per la prima volta un comitato consultivo cui partecipavano quindici associazioni europee di persone con disabilità, dalla determinazione delle quali è poi sorto nel 1997 lo European Disability Forum (EDF). Il forum ha progressivamente acquisito importanza a livello europeo, dando rappresentanza a più di 80 milioni di persone disabili attraverso la sua presenza capillare sul territorio tramite i consigli nazionali e le organizzazioni non governative.

L’EDF, oltre a cooperare e ad associarsi con altre entità europee, svolge un’intensa attività lobbistica nei confronti delle istituzioni UE, dalle quali è formalmente riconosciuto come interlocutore, al fine di garantire che le politiche, i programmi e le azioni dell’UE prendano forma tenendo in debita considerazione gli interessi e i diritti delle persone con disabilità.

Nel medesimo anno che ha visto l’istituzione del Forum, l’approvazione del Trattato di Amsterdam ha introdotto un’importante innovazione, inserendo la tematica della disabilità all’art. 13, poi fatto salvo dal trattato di Lisbona all’art. 19 TFUE. In precedenza, dal momento che l’ambito in questione non costituiva materia comunitaria, le decisioni a questo riguardo dovevano essere prese con il metodo intergovernativo e, quindi, all’unanimità. Il Trattato di Amsterdam ha, per la prima volta, aperto uno spazio di azione per l’Unione in materia di discriminazione e, in particolare, ha introdotto la discriminazione fondata sulla disabilità. A tale previsione, fanno eco oggi anche l’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che riguarda tutte le discriminazioni compresa quella basata sugli handicap, e il successivo art. 26 che garantisce il diritto all’inserimento sociale e professionale dei disabili e la loro partecipazione alla vita della comunità.

Al fine di coinvolgere maggiormente la società civile nella sua azione, l’Unione, sotto l’auspicio dell’EDF, l’anno 2003 fu ribattezzato “anno europeo delle persone con disabilità”. Tale iniziativa è consistita nella presentazione da parte degli Stati membri di bandi per la realizzazione di progetti che veicolino una nuova visione della disabilità, desumibile dal primo piano europeo di azione per il periodo 2004-2010, definito nello stesso anno. Il piano prevedeva l’individuazione di alcuni temi specifici, i quali, nell’arco di due anni, dovevano presumibilmente costituire oggetto di iniziative legislative e di convegni a livello europeo promossi dalle presidenze semestrali dell’UE.

In particolare nel 2006, sempre grazie all’impegno profuso dall’EDF, sono state raccolte 1.350.000 firme al fine di domandare l’approvazione di una direttiva che si occupasse di lotta alla discriminazione in maniera trasversale e, quindi, che consentisse di coniugare la problematica delle pari opportunità con la tutela delle persone affette da disabilità, che nella maggior parte degli atti legislativi dell’UE finora adottati sono affrontate separatamente. A tale direttiva si sta tuttora lavorando, anche se il Parlamento europeo è comunque da tempo impegnato in prima linea nelle pari opportunità per le persone disabili, accordando a quest’ultime la possibilità di svolgere presso la sua sede tirocini retribuiti.

Tuttavia, è bene sottolineare come esista già una direttiva che si occupa di discriminazione nel campo dell’occupazione e dell’impiego: la direttiva 2000/78, che all’art. 5 stabilisce una protezione ragionevole per le persone affette da disabilità. Secondo la disposizione dell’articolo, infatti, i datori di lavoro sono tenuti ad adottare misure appropriate, a seconda delle esigenze del caso, che permettano alle persone con disabilità di avere accesso al lavoro, di partecipare attivamente all’interno dell’ambiente lavorativo e di poter anche ottenere avanzamenti di carriera. La norma auspica, a tal fine, anche l’adozione di programmi di apprendimento e formazione. Il datore di lavoro è esentato dal predisporre tali misure soltanto quando esse fanno gravare su di lui un onere sproporzionato. Tale evenienza, però, non si verifica laddove le misure in questione siano desumibili dal contesto delle politiche in materia di disabilità portate avanti dallo Stato membro interessato.

La Commissione e il Parlamento europeo sono fortemente impegnati nella rimozione delle barriere e degli ostacoli che impediscono alle persone affette da disabilità una piena partecipazione sociale. La metodologia politica sulla quale lavora l’UE si basa sul mainstreaming, ovvero sull’inclusione delle esigenze dei disabili all’interno delle politiche ordinarie, e su singole azioni positive, nell’ambito ad esempio dell’impiego. Sulla base di poteri che a tal fine sono stati delegati dagli Stati membri, la Commissione ha definito, attraverso questo approccio metodologico, una strategia europea sulla disabilità per il decennio 2010-2020, rientrante negli obiettivi dell’Europa 2020, il cui raggio di azione interessa otto aree tematiche: l’accessibilità, la partecipazione, l’uguaglianza, l’occupazione, l’istruzione e formazione, protezione sociale, salute ed azioni esterne. Le finalità della strategia sono state messe a fuoco dall’Unità per l’integrazione delle Persone con Disabilità, attualmente parte della DG Giustizia della Commissione. Quest’ultima è, inoltre, coadiuvata dall’attività di monitoraggio e di raccolta di informazioni del Gruppo ad alto livello dei rappresentanti sulla disabilità degli Stati membri. In sinergia con la Commissione, attraverso l’intergruppo sulla disabilità al Parlamento europeo, l’organo parlamentare raggruppa e organizza alcuni dei suoi membri, provenienti dai diversi partiti, per focalizzarsi sui temi della disabilità e sincerarsi che essi vengano poi inseriti nell’ordine del giorno e nell’agenda di discussione.
In particolare, il Parlamento europeo da sempre dà impulso all’attivazione della Commissione con particolare riferimento all’accessibilità delle persone con disabilità ai trasporti, all’informazione e alle nuove tecnologie e edifici, e alle costruzioni pubbliche.

In materia di trasporti, il Parlamento ha sostenuto l’adozione di una direttiva da parte della Commissione che riguarda gli autobus urbani, adottata nel 2001, la quale obbliga le amministrazioni locali a dotarsi di mezzi di trasporto urbano che rispondano alle esigenze di mobilità dei disabili. Successivamente, sono stati approvati dalla Commissione, sempre sulla base dell’attività propulsiva del Parlamento, anche regolamenti in materia di sicurezza dei trasporti marittimi e accesso alle navi (regolamento 1107/2006) e di diritti dei passeggeri disabili nel trasporto aereo e ferroviario (regolamento 1371/2007).

Riguardo alle nuove tecnologie, il Parlamento europeo, dopo la risoluzione del Consiglio europeo sul concetto di e-accessibility, si è occupato dei costi e della reperibilità dei mezzi necessari per promuovere l’accesso all’informazione e modalità di apprendimento tramite e-learning, al fine di garantire anche alle persone con disabilità un uguale fruizione dei servizi e dei prodotti legati alla società dell’informazione (l’erogazione di servizi amministrativi e sanitari in via elettronica e telematica) e di quelli legati alle telecomunicazioni.
Per quanto riguarda il problema dell’accessibilità degli edifici, sollevato dalla Commissione in una sua Comunicazione ufficiale nel 2000, il Parlamento europeo nella sua risoluzione del 4 aprile 2001 “Verso un’Europa senza ostacoli per le persone disabili”, ha indicato una serie di impegni e misure concrete in materia di progettazione universale, in modo da rendere le strutture utilizzabili da tutte le persone nella misura più estesa possibile. Dal 2010, inoltre, è stato promosso dalla Commissione anche un premio europeo per le città accessibili.

È opportuno, inoltre, ricordare che l’Unione nel 2011 ha ratificato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite, la prima convenzione sui diritti umani ad essere ratificata dall’UE. Di conseguenza, i diritti in essa previsti sono entrati formalmente a far parte del diritto dell’UE e contribuiscono a creare una tutela più organica in materia. Attualmente, l’UE si è impegnata a istituire un sistema di monitoraggio sul rispetto della Convenzione, come da questa stabilito.




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