#LavorareinUE: diplomatici per l'Ue

26-04-2017



Youth for Europe ha raccolto diverse testimonianze di giovani italiani/e che hanno mosso i primi passi nelle istituzioni europee: profili ed esperienze differenti, ma accomunati da una forte passione e voglia di partecipare alla costruzione europea.

Testimonianza #3 - Tiziana Corda, Blue Book Trainee presso il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE)

"Go to room AB-OA CCAB B-1040, 09:30. Fin dal primo giorno di lavoro, le istituzioni europee non hanno rinunciato a esibire il loro tratto più enigmatico. Le gocce di pioggia che rigano le vetrate a specchio dei palazzi istituzionali attorno alla rotonda di Schuman tradiscono lo scroscio di qualche ora prima. L’unica costante della mia avventura europea, perché per il resto ogni giorno mi ha riservato sorprese e continui cambi di programma.

Lo scorso anno ho avuto la fortuna di servire per un semestre l’Europa. Certo, mi reputo fortunata anzitutto di essere europea. Il mio passato recente mi ha riservato alcune brevi opportunità professionali all’estero, e sia in Sudafrica che in Iran ho incontrato persone che guardano al progetto europeo con uno sguardo di ammirazione, quasi fosse un esempio e un sogno da inseguire anche in altri luoghi del mondo. Per di più, lì a Bruxelles mi è stata data l'opportunità di cogliere da una prospettiva privilegiata il funzionamento di quella gran macchina che è l'Unione europea. Siamo onesti, quando la si studia sui libri di scuola si fa spesso confusione nel comprendere i suoi elaborati principi di funzionamento. Viverla in prima persona non semplifica di molto: resta un labirinto burocratico, nonostante l'ambiente aiuti a familiarizzare. È comunque difficile entrare in questo universo molto competitivo. Farlo dalla porta di servizio dei tirocini, altrettanto, e richiede fortuna. Ma, parafrasando Eco, essere fortunati significa fare (oltre che sapere) le cose al momento giusto. In concreto, è necessario conoscere almeno due lingue straniere; giocarsi la carta di una rilevante esperienza professionale pregressa; avere un profilo dal respiro internazionale. Considerato che la maggior parte dei candidati blue book sono neolaureati con una limitata esperienza lavorativa, l'internazionalizzazione del percorso accademico è talvolta l'elemento vincente. Traducendo il punto di vista di alcuni funzionari delle Risorse Umane, studiare in paesi diversi garantisce una esposizione a sistemi di istruzione differenti e prospettive nuove. Tuttavia, si sa che non tutti hanno a disposizione i mezzi per andare a studiare all'estero, men che meno in università di prestigio. La buona notizia, di cui sono portavoce, è che viene altrettanto apprezzato lo sforzo di alcuni atenei italiani di portare l'esperienza internazionale in Italia, tanto nei corsi di laurea (condotti con lingua e metodo anglosassone) quanto nel corpo docente e studente (internazionale).

A queste considerazioni sulle credenziali del candidato, però, ne vanno aggiunte altre sulla natura dell'oggetto - il tirocinio - per scongiurare aspettative poi non corrisposte: fuor di retorica e per evitare deplorevoli generalizzazioni, il valore dell'esperienza dipende effettivamente dal team in cui si finisce a lavorare - e questa è una variabile che il candidato non può controllare - ma anche dal proprio spirito di intraprendenza. Talvolta solo un atteggiamento propositivo se non addirittura incalzante consente di aprirsi nuove strade per il post-tirocinio. Lo dicono i numeri puntualmente divulgati alle fiere del lavoro organizzate ogni semestre per gli stagisti delle istituzioni: ruota tutto attorno al networking, dentro e fuori l'ufficio."

diplomatici-per-lue-2.jpg

"Non c’è due senza tre e quindi la mia terza fortuna è stata lavorare proprio per EEAS, quel Servizio europeo per l'azione esterna che altro non è che il corpo diplomatico europeo guidato dall'Alto Rappresentante Federica Mogherini. Chi c’è dietro Mogherini? Una famiglia, come lei ama definirla, di oltre 4000 persone distribuite tra il quartier generale di Bruxelles e le 139 delegazioni all'estero. Creato dal Trattato di Lisbona (2009) ed entrato in funzione nel 2011, questo servizio a disposizione delle istituzioni si occupa della gestione delle relazioni diplomatiche con i paesi extra-Unione. Dentro EEAS, le attività assegnate durante il tirocinio variano: dalla ricerca dati, agli incontri con le altre istituzioni, alla partecipazioni agli eventi organizzati dai numerosi centri di ricerca della capitale belga, talvolta anche alle missioni all'estero. Apprendere nuovi strumenti e conoscenze è garantito, la fatica anche. Dopotutto, si tratta di entrare in un ambiente eterogeneo, nato da un compromesso tra realtà diverse (di riflesso, a grandi linee, lo staff EEAS è costituito per un terzo da diplomatici degli Stati membri, un terzo da militari, il resto per concorso). Consapevoli dunque del trauma iniziale, ai nuovi arrivati al quartier generale ci si premura di far circolare un glossario dei termini utili. Il comitato degli stagisti distribuisce una guida di sopravvivenza. Si organizzano pure dei roadshow formativi con le altre istituzioni per migliorare il coordinamento delle attività.

La mia esperienza a EEAS si conclude un giovedì di fine luglio. Come vuole la guida di sopravvivenza di cui sopra, c’è spazio per un’ultima birra a Place Luxembourg e le frites a Place Jourdan. Ma prima lascio due post-it sul mio PC: uno per il mio successore, augurandogli buona fortuna, l'altro per Bruxelles: so long, and thanks for all the rain."




    Share Box